lunedì 1 agosto 2011

Made in Korea: seconda Parte


GIORNO 2- Mi sveglio presto con una fame da lupi, cosa abbastanza anomala, dato che di solito ho lo stomaco bloccato fino alle 11, e di primo mattino riesco a ingerire solo alimenti liquidi, ma è la bellezza del jet lag, e anche della colazione internazionale gratis. Chissà quanta roba! Il mio stomaco fa le capriole e uggiola di felicità. Entro nella sala al piano terra, tutti gentilissimi. Malauguratamente becco la conversazione di un paio di americani a un tavolo: "com'è?" "boh, tanto se ci metti sopra la salsa piccante coreana, anche la merda di cane ha lo stesso sapore!" Nonononono, non dovevo sentire questo proprio ora. La cucina coreana a me piace! Non sono mica il classico occidentale che vuole gli spaghetti e gli hamburger e le patate fritte e la pizza ad ogni latitudine (a parte che ormai li trovi anche al Polo Nord). Comunque ormai ho ricevuto l'imprinting mattutino, e mi dirigo su alcune cose sicure: succo di pomodoro, succo di kiwi, caffè lungo, torta di mele, patate, sushi, bistecca "all'australiana" (?), formaggi francesi, salsiccette, uova. Evito delle pietanze coreane apparentemente buonissime, ma che contengono quote di aglio e cipolla inadatte alla vita sociale, soprattutto stamattina, giorno d'apertura del Sicaf con cerimonia.
Faccio il pieno e sono pronto ad affrontare la giornata. 


Nella vasta hall dell'albergo, dove architettonicamente ho già notato quanto niente c'entri con niente, mi attende la mia accompagnatrice di ieri, Su-jin-lee, a cui sono stato affidato. E' molto dispiaciuta, perché a quanto pare non hanno trovato una traduttrice dall' italiano al coreano per me per la mia conferenza del giorno dopo, e mi dovrò adattare a parlare in inglese.
Il mio inglese sarà all'altezza? Non dovendo esprimere concetti particolarmente complessi temo di sì. 
Arriviamo alla convention, che sta al quinto piano di un'enorme edificio a 70 metri dall'albergo. All'ingresso troviamo un'altra collega di Su che avevo visto all'aeroporto, ci salutiamo e delle hostess mi scortano al palco dove avverrà la cerimonia di presentazione del festival. Mi pregano di non muovermi, e mi danno un ricevitore e un auricolare per la traduzione (in inglese).
Questo auricolare e la traduzione si riveleranno assolutamente inutili, dato che, stando di fronte a delle casse a un volume che mi potrebbe far partire le otturazioni, riesco a cogliere dall'auricolare solo un leggero brusio pur spingendolo a forza nell'orecchio e tappandomi l'altro. 
Cominciano le presentazioni degli ospiti e del programma. Io spero di non essere chiamato a dire nulla. Mi sento un pò fuori posto con le mie scarpe da ginnastica, il mio cappellino e la camicia hawaiana. Qui sono tutti molto formali, gli uomini vestiti in completo grigio e le donne in tailleur. Se non fosse che davanti a me c'è la mascotte del festival potrebbe essere l'apertura di una convention dentistica. 



Dopo mezzora di blabla di cui non capisco assolutamente niente e in cui per fortuna si sono dimenticati di me, arriva il momento clou.
Avevo già notato la presenza di un gruppo di belle teen-ager sedute vicino a me, che a quel punto saltano sul palco e cominciano a cantare e ballare, con effetto un pò Spice Girl, ma in realtà molto, molto JPop style. I due brani non sono nemmeno male, riesco anche a filmarne uno per intero, anche se l'audio viene fuori irrimediabilmente distorto. Lo potete vedere qui. 
Mi spiegheranno poi che si tratta di un gruppo piuttosto famoso, non il più famoso della Corea, ma con un certo livello di popolarità. A me dopo la cerimonia di apertura dentistica sembra una boccata di aria fresca, e mi godo tutto, mossette, minigonne e tubi sparafumo ad altezza sedere. 
Dopo di loro sale sul palco un duo melodico maschile. Partono con melodia e ritmo degno degli Spandau Ballett del periodo d'oro, e noto che l'unica cosa eseguita del vivo, ovvero le voci dei due cantanti, è trattata e pompata con almeno una decina di effetti diversi. Il loro secondo brano è la sigla di una soap coreana, (sullo schermo scorrono le immagini relative al serial), mi sembra la storia di una famiglia di industriali, con varie corna e problemi di successione e vendette economiche. Insomma, una lagna comprensibilissima anche per chi non conosce il coreano.
Dopo gli scroscianti applausi il duo annuncia che non può lasciare gli spettatori con un brano così triste, e partono con un'altra pippa e gorgheggi degni della migliore sceneggiata partenopea. Io mi sto divertendo, ma dopo l'ultimo brano la cerimonia si chiude così, e tutti quanti si va a magna'.
Prendiamo l'ascensore e andiamo diversi piani sotto, fino a raggiungere un mall sotterraneo avente la superficie quadrata di Cinisello Balsamo. Negozi, negozi, negozi a perdita d'occhio. Arriviamo velocemente a un ristorante. Gli ospiti del festival vengono fatti sedere, mentre gli accompagnatori aspetteranno fuori il termine del pranzo. Io mi siedo insieme a tre italiane, che sono lì per la presentazione di un loro corto, più tardi scoprirò che si tratta di tre studentesse del centro cinematografico di Torino, che sono state selezionate con conseguente pagamento del viaggio e della permanenza a Seoul. Però, bel colpo. 
Ci mettiamo un pò a capire che il ristorante è un self service del genere "all you can eat". Noi siamo stati un pò tardi di comprendonio, ma un coreano che è al nostro tavolo no, dato che in poco più di 30 minuti riuscirà a riempirsi il piatto ben 10 volte… e ho il sospetto che fosse pure un imbucato. Per niente stupidi questi coreani. Io comincio il giro: la scelta è vastissima, io provo un pò di tutto, un paio di zuppe (una piccante e una agrodolce), dei polipi fritti, del riso fritto, del pollo al pepe nero, degli spaghetti piccanti, dei dolcetti. Provo anche una bibita rossa allo zenzero che ha il potere di rendere poco piacevole al palato qualsiasi cosa ci si mangi insieme. Le tre ragazze, giovani ma già molto furbe sono riuscite invece a procurarsi delle birre, e stanno facendo i loro programmi turistici: la Seoul Tower, il grande parco e un paio di altre cose. E' sottinteso che col cazzo han voglia di vedersi il festival, e dal momento che non hanno esteso a me l'invito di condividere con loro la scoperta di Seoul, le lascio alle loro avventure. Non le rivedrò mai più.
Io invece sono curioso di vedermi la convention, dal momento che sono lì… E poi dopotutto sono qui proprio per questo. Su-jin vuole accompagnarmi. Mi seguirà come un ombra mentre guardo le mostre, mentre guardo i banchi degli editori, i banchi della cartoleria, la mostra di Gundam, la mostra di origami, i bambini a cui viene insegnato come si fanno le intercalazioni per i cartoni animati (lì mi è corso un brivido sulla schiena), le frontiere della tv 3d senza occhialini, i baracchini degli hot dog, le mie stringhe delle scarpe… A un certo punto mi volto verso Su-jiun e le dico, "Da questo momento in poi sei libera! Capisci? Puoi tornare a casa e fare quello che vuoi". Lei mi guarda e sembra sul procinto di mettersi a piangere "Davvero? Ma io sono qui per portarti dove vuoi!". Probabilmente sì, ma non voglio metterla alla prova chiedendole di portarmi sulla Seoul Tower. A me piace girare per le grandi città da solo, magari perdendomici, e se c'è una cosa che mi imbarazza è andare a zonzo con una persona che mi guarda a un metro di distanza. Le dico che sono stanco e che vado all'albergo, ma che prima riguarderò con attenzione tutte le mostre (figuriamoci! Con un mall gigantesco tutto da esplorare). Lei mi chiede se sarò in grado di tornare in albergo da solo. Io le dico che visto che è a 70 metri di distanza ed è un grattacielo di 30 piani dovrei farcela. Appare poco convinta, ma alla fine riesco a salutarla, e a darle appuntamento per il pomeriggio del giorno dopo, quando dovrò fare la conferenza.
Faccio un altro giro della convention.






 C'è da dire che rispetto a Lucca Comics, Il Comicon o San Diego questa è una fiera molto più ridotta, dopotutto privilegia le proiezioni dei filmati rispetto ai fumetti. In una mezz'oretta mi rivedo tutto quello che mi interessa e mi appunto due o tre cose da comprare. Registro la clamorosa penuria di cosplayers. Certo è il primo giorno, ma in Italia ce ne sarebbero già centinaia, qui invece saranno due o tre decine, un'altra cosa da sottolineare a quei fanatici di italiani che leggono più fumetti asiatici degli stessi asiatici. 
Il mall sotterraneo è davvero grande, non riesco a valutarne l'estensione, posso solo dire che ingloba un multiplex cinematografico con un numero incalcolabile di sale, una libreria super, quintali di ristoranti, negozi di regalini inutili…. Ovunque marchi stranieri … Apple, Mac Donald, Burger King, Starbuck, Armani, Gucci, Converse, Nike etc….  Caffetterie e ristoranti italiani con interpretazioni a casaccio della nostra cucina: gli spaghetti trasformati in una specie di zuppone coreano al sugo, le bruschette con il kebab e i gamberoni sopra, il tiramisù da bere e così via…Chissà come sono? 


Le ore passano qui dentro, a un certo punto sento l'esigenza di uscire, salgo con le scale mobili e mi trovo effettivamente a pochi metri dall'albergo. Devo rientrare, il jet lag mi sta salendo e rischio di addormentarmi in piedi. Sull'ascensore un americano mi dice "bella maglietta e grande band", ho su la maglietta dei DEVO. Vorrei abbracciarlo.
Perdo i sensi sul letto e mi sveglio che è già sera tardi, ancora le 22… Cazzzbrrrrr! Mi sono svegliato perché in camera si gela per l'aria condizionata.
Naturalmente non ho fame:  ho mangiato tra mattina e mezzogiorno l'equivalente del fritto che dovrei mangiare in un mese. 
Mi attacco a internet, su facebook il giorno prima avevo postato la notizia del mio viaggio in Corea, e anche qualche foto. Trovo il messaggio di Jon-Sik, un mio ex studente coreano dello IED di Milano . Sapevo che stava a Seoul, ma non avevo fatto in tempo a scrivergli. Mi dice che lavora come interprete proprio nel palazzone davanti al mio albergo, e che domani mattina è libero dalle 10 in poi . Sono salvo!
Ci diamo un appuntamento, poi mi preparo il discorso in inglese per la conferenza del giorno dopo.  MI riaddormento guardando un programma buffo coreano condotto da due ciccioni sulle diete, stanno discutendo due diete rivoluzionarie: una a base di hamburger e un'altra fondata su una serie di movimenti ginnici da eseguire mentre si fa il tifo per le squadre di baseball….. ZZZZZZZ 

fine della seconda parte

sabato 30 luglio 2011

Made in Korea. Prima parte

Volevo un viaggio lontano dall'Italia, e così, per i miei peccati e a risposta delle mie preghiere eccolo qui. Mi chiamano Claudio e Alino del Comicon di Napoli, e mi chiedono se ho voglia di andare a Seoul per il Sicaf . Che cos'è? "E' il festival del cinema d'animazione e del fumetto con cui siamo gemellati". E io che c'entro? Ogni anno richiedono un ospite europeo a seguito della  mostra che il Comicon manda dall'Italia, e quest'anno ha come argomento musica e fumetto, e hanno pensato a me. "Quanti giorni?". " Il festival dura 3 giorni, ma magari puoi allungare il periodo di permanenza".
Non ho molto tempo per questo viaggio, ma magari se vado con qualcuno è più divertente. Nicoletta verrebbe volentieri. 
Nicoletta verrebbe volentieri ma bisogna pagare per la persona in più, vabbè, informiamoci. Il biglietto in più costa 900 € in classe economica. 
Anche i giorni in più in albergo ce li dobbiamo pagare. Per andare a Seoul ci vogliono 15 ore all'andata e 11 per il ritorno. Nicoletta mi dice: "sai che c'è? A Seoul vacci tu"  Il Sicaf quest'anno ha ridotto i fondi per cui sono l'unico ospite che parte dall'Italia.  Seoul, 15 milioni di abitanti. Permanenza : circa due giorni è mezzo. Chiedo ad Alino cosa devo fare. "Semplice, devi presenziare all'inaugurazione e fare una conferenza in cui parli del tuo lavoro". "E cosa sanno del mio lavoro?". "Niente". Perfetto. Parto.



GIORNO 1-
Parto dall'aeroporto di Linate. Arrivo lì con largo anticipo. Ho cercato di ridurre all'osso il mio bagaglio per farlo passare come bagaglio a mano, terrorizzato come al solito dall'idea che venga perso, e se me lo perdono in Corea sono cazzi. Io non so il coreano, ma proprio niente. Nemmeno dire ciao.
Beh mi sono portato un pò di informazioni da consultare durante il viaggio, tanto di tempo ce n'è. Fatta la carta d'imbarco primo inconveniente: quando vado a pisciare e faccio per pigiare il bottone dello scarico oops! la carta d'imbarco scivola dal taschino della mia camicia e finisce nel cesso. La recupero, però l'inchiostro ha già cominciato a sciogliersi, e nonostante i miei patetici tentativi di asciugarla con il getto d'aria asciuga-mani del bagno il risultato è pietoso. All'imbarco dell'aereo l'hostess prende in mano quel simulacro cartaceo di Biglietto e mi apostrofa: "ma cosa ha fatto ?". Io mi invento il solito bambino fantasma che mi ha rovesciato dell'acqua sul biglietto. L'hostess non fa altre domande e mi guarda con pietà, o forse no, comunque entro in aereo. 
Gli aerei di linea coreani hanno eliminato da tempo lo schermo del cinema e degli annunci, per adottare un moderno touch screen incastonato nel sedile di fronte a tutti i passeggeri, così ognuno può alienarsi con il proprio film o cartone animato preferito, o con le informazioni di volo, o può prenotare il servizio limousine dall'aereo, oppure vedersi un documentario, o giocare a dei giochini elettronici.  Io non capisco subito che si tratta di un touch screen, ma scopro un telecomando incastonato nel mio bracciolo di sinistra. Lo stacco dal bracciolo, è collegato a un cavo che tiro fuori per tutta la sua lunghezza, ma che poi non riesco a fare rientrare nel bracciolo del mio sedile. Lo incastro a forza bestemmiando, e il telecomando si apre in due. Riesco comunque a sistemarlo nell'apposito vano, e ci piazzo sopra la copertina in dotazione della compagnia aerea facendo finta di niente.


Vicino a me si siede una giapponese, che chiede informazioni alle hostess coreane in italiano, che le rispondono in inglese. Per la durata del viaggio farò da interprete, dal momento che lei l'inglese non lo sa, e le hostess coreane ovviamente non sanno l'italiano. Il viaggio trascorre così, tra i gli schermi lcd e i pasti da aereo che ben conosco (qualsiasi cosa ha il sapore dell'alluminio ), però scopro l'ottima birra coreana Cass (chissà che successo in nord Italia, se la importassero). 


Mi vedo qualche film, ma di usare il computer con le mie preziose informazioni sulla Corea non se ne  parla. Lo spazio è ridotto, e appena scatta l'ora X, ovvero un paio d'ore dopo il decollo, tutti si mettono comodi, il che consiste nell'inclinare il sedile in modo che se il viaggiatore dietro di te non fa lo stesso si ritrova la testa del viaggiatore che gli sta davanti in grembo. Alla dodicesima ora di viaggio sono provato, le gambe mi formicolano, e mi resta da vedere solo l'ultimo film rimasto "L'Ultimo Templare", con Nicolas Cage. Ovviamente è orrendo.
Arrivo a Seoul, dopo la compilazione di vari moduli canonici in cui dichiaro che non ho intenzione di creare gruppi terroristici, non sto importando animali alieni e non trasporto droga, sono libero nella immensa hall dell'aeroporto di Incheon.
Lo staff del Sicaf mi ha spedito una mappa apparentemente precisa al millimetro su dove han posizionato il banco per l'accoglienza, ma mi dicono che tanto non servirà perché mi attenderanno all'ingresso. Naturalmente all'ingresso ci sono un sacco di persone con cartelli in attesa dell'arrivo di qualcuno, ma non di me. Niente paura, ho la mia preziosa mappa per raggiungere il punto d'incontro con lo staff del Sicaf…punto d'incontro che non c'è. Niente panico, il Sicaf è un festival conosciuto e al primo banco informazioni sapranno dirmi dove sono posizionati, Al banco informazioni non sanno nemmeno cosa sia, un Sicaf, forse è un animale esotico? No, Non si possono importare animali esotici in Corea.
Ogni volta che passo davanti al supposto luogo dove dovrebbe trovarsi  il punto d'incontro del Sicaf vengo aggredito da tassisti che si propongono di portarmi al mio albergo, che a questo punto è l'unico indirizzo che ho. Ogni volta che ripasso nello stesso punto i presunti tassisti ridono, il che non mi mette precisamente nella migliore disposizione d'animo per accettare i loro servizi… ma a un certo punto noto che al gate di uscita dei voli internazionali c'è un piccolo cartello, con su scritto in inglese "scusateci, ma ci siamo spostati all'uscita 4"  firmato Sicaf!
PORCODIO! Esclamo. Tanto i coreani mica lo sanno l'italiano, però credo capiscano il senso, dato che i tassisti smettono di ridere di colpo. 
Riesco a trovare il banchetto dello staff di 'sto Sicaf che sto maledicendo da un ora, ci sono due ragazze molto gentili, che mi salvano e mi dicono che è tutto ok e che una di loro mi porterà in albergo in taxi. Fuori dall'aeroporto c'è un'umidità letterario-cinematografica, becchiamo un taxi guidato da un rettile che se la gode all'afa in guantini da corsa di pelle e occhiali da sole avvolgenti che che non vedevo dagli anni '80 e partiamo.
Evidentemente è in atto un complotto contro di me da parte dei tassisti coreani perché questo qui non sembra intenzionato a usare l'aria condizionata, e quando cerco di aprire i finestrini lui li richiude. La strada è un inferno al sole, il tassista sadico non ha pietà, e non parla l'inglese. Chiedo alla mia accompagnatrice se è possibile avere un pò di aria condizionata, ma lei mi riferisce che secondo lui è accesa. Però, simpatici questi coreani.


 Dopo un ora di sofferenza arriviamo all'albergo, il rettile ci fa scendere e riparte a razzo con i miei bagagli in macchina, lo fermo aggrappandomi al cofano, scena osservata con sussiego dai portieri dell'albergo a 10 stelle. Non devo fare una bella impressione, sudato come un maiale, ma l'imperscrutabile cortesia orientale sembra non farci troppo caso. La mia accompagnatrice mi scorta fino a una camera gigantesca, con aria condizionata polare. Insomma, un luogo comune dopo l'altro e cortesie di circostanza e mi lascia solo in camera, dandomi appuntamento per il giorno dopo alle 10. Mi faccio un bagno caldo e mi addormento in vasca. Mi sveglio alle dieci di sera, il ristorante al piano terra di questo edificio di 30 piani è chiuso, e allora esco nella metropoli.


Ogni metropoli del mondo ha un odore che la caratterizza, ad esempio New York sa di spezie, aria fritta e fumi tossici e caramello. Seoul sa di tombino e di detersivo Dixan, quello che si compatta in fondo al fustino. Faccio un giro, e trovo un Seven Eleven aperto, che non ti delude mai, compro due tramezzini, una Pepsi e una barretta di cioccolato. Mangio questo cibo globalizzato in camera, constatando che anche il sapore dei tramezzini è ormai uno standard, infatti questi hanno lo stesso sapore di quelli dei distributori delle stazioni ferroviarie italiane. Mi addormento con il gusto di maiale plastico in bocca.

fine prima parte.

mercoledì 13 luglio 2011

Nella stretta di Vittorio Sgarbi

Nella Stretta di Sgarbi
Allora, alla fine sono all'inaugurazione della Biennale regionale Lombardia-Mantova, a Palazzo Te. 
E' martedì pomeriggio, ore 7, e c'è un caldo quasi insostenibile. Sono ancora da solo, Fabio Bozzetto, Diego Zucchi, (The Blass) e  Micol Beltramini erano impegnati a Milano, Diego Zanella è rimasto a Padova, e onestamente non ho insistito più di tanto perché venissero, visto che mi aspetto la tragedia.
Mi raggiunge Sonia, un'amica che vive a Mantova.
Non c'è molta gente, e allora posso andare con lei a visitare i padiglioni, più che altro per vedere se il nostro video funziona. Il video c'è, funziona, il volume è un pò basso, ma comprensibile. Ci sono i nomi scritti corretti. 
Siamo già al di sopra della media a cui sono abituato.
Una rapida scorsa alle opere esposte, (mi riservo di parlarne poi), poi esco, il chiostro si è riempito, evidentemente hanno aperto il buffet e i beveraggi. 
Il buffet è rigorosamente padano, grana padano, salumi locali, focaccia bassa, torta sbrisolona con marmellata di ciliegie (ideale con il caldo). Vedo un pò di persone che conosco: Giovanni Piazzalunga, Marco Teatro, Vanni Cuoghi, Marco Cingolani, Bros. Bros ha esposto le sue opere imballate nel millebolle, con una didascalia d'accompagnamento che recita più o meno così' "omaggio alla disorganizzazione della mostra, curata dal professor Vittorio Sgarbi", ora scusate la mia memoria labile, ma più o meno questo è il senso. La mia amica Sonia, che non ha peli sulla lingua, va da lui e definisce la sua un'operazione abbastanza paracula. Bros è una persona gentile e simpatica, e spiega il senso del suo intervento. 
Che è poi il senso del perché siamo qui: fino all'ultimo tutta questa operazione è rimasta nell'oscurità, e alla fine ognuno ha scelto di farsi meno male possibile. 
Arriva il mio amor Nicoletta, beviamo e fumiamo, anche se non fuma quasi nessuno.
Arrivano le autorità e Sgarbi, e dopo un pò di chiacchiere istituzionali che entrano dall'orecchio ed escono dall'altro parla il Vittorio. 
Nel frattempo ci raggiungono Danilo Pasquali e Medea Teixeira, che per 30 minuti han cercato l'ingresso.
Sgarbi parla di Padania, di quanto vorrebbe fare il sindaco in un paese del nord, che dove vive Bossi è circondato da nigeriani e senegalesi che gli vogliono tanto bene, e poi perdo il filo del discorso: sarà perché ho la soglia dell'attenzione bassa?
Io sono vicino a Bros e Marco Teatro, con le rispettive compagne, forse facciamo un pò tenerezza, con le nostre scarpe con le macchie di colore, l'aria timida e disagiata di chi si chiede perché sta lì e improvvisamente trova interessantissima la punta dei propri piedi. Io mi sento fuori posto. 
Sgarbi inizia il tour della mostra, e noi andiamo dall'atra parte, torniamo nell'area dove proiettano il mio video, a cui è stato abbassato drasticamente l'audio. Non si sente quasi niente, il che lo rende un video abbastanza inutile, dato che è un video musicale. 
Io ormai sono entrato nella fase pilota automatico, non mi importa di niente e mi lascio trascinare dalla corrente.
La mostra alla fine sembra proprio quello che è, una mostra organizzata dal comune, oppure l'esposizione di fine anno degli studenti di Brera. Ci sono alcune belle opere, la location è strafica, ma … che dire?  Immaginatemi che allargo le braccia e vi guardo con aria mogia da cane mogio.
 Il mio video non c'entra nulla, non perché è migliore, ma perché non c'entra nulla, non aspettatevi significati reconditi. Almeno io lo so. 
Sgarbi si aggira e indica i quadri, il nostro video probabilmente non l'ha mai visto, commenta che  forse è piazzato troppo in alto e che non si sente niente, una stangona dice che alzeranno l'audio e lui dice che tra mezz'ora lo vedrà meglio (eh, sì vabbè, io non sarò qui). 
A tradimento la mia amica Sonia mi spinge tra le sue braccia e mi scatta una foto, e prima che venga usata contro di me la posto qui. Credo che la mia espressione valga più di mille parole.


C'è in atto un balletto di artisti che cercano l'attenzione del Vittorio, io esco con Nicoletta, Medea e Danilo.
Entriamo nella Sala dei Giganti di Giulio Romano, ci sediamo, e per 15 minuti buoni assaporiamo una boccata di bellezza, senza sottotitoli, senza parole, senza recensioni, senza critici.
Finiamo la serata in un tremendo, meraviglioso ristorante cinese no-fashion.


lunedì 11 luglio 2011

Essere o non Essere alla Biennale?


Un pò di storia delle puntate precedenti. 
E' la fine di marzo, e ricevo una telefonata da Arthemisia, che mi comunica che sono stato selezionato per la Biennale 2011. Superati i primi 5 minuti di tachicardia ed entusiasmo vengo riportato con i piedi per terra: si tratta del Padiglione Italia curato da Sgarbi, e quest'anno ci sono molte novità, la prima delle quali è che molto probabilmente la Biennale quest'anno avrà sedi sparse in tutte le regioni d'Italia, ed io potrei finire in una di queste. Mi vengono chieste tre proposte, e io quasi per scherzo aderisco e mando 3 proposte scegliendo tra il mio repertorio le cose più polemiche, giusto per vedere che succede. Nei mesi successivi succede di tutto, tra cui anche la possibilità che Sgarbi molli la direzione artistica. Naturalmente non avviene nulla di tutto ciò, e a un mese dall'apertura della Biennale compare finalmente la lista degli artisti partecipanti. Inaspettatamente (ormai, non avendo ricevuto per mesi alcuna comunicazione avevo dato la cosa per persa). io compaio nella lista delle sedi regionali, per la regione Lombardia. Io sarei veneto, ma sorvolo sul dettaglio inutile, e a questo punto mi trovo di fronte a un bel dilemma : parteciperò? Ci sono molti artisti che si rifiutano, e mandano lettere comunicando la cosa a Exibart, Artribune e Flash At, e ci sono molti artisti che accettano, e mandano lettere comunicando la cosa a Exibart, ArTribune e Flash Art. Io decido di partecipare con un video che ho prodotto nel frattempo. Si tratta di un video musicale di una band che è nata quasi per gioco, con cui faccio sporadiche performance - concerti in giro per il nord Italia da qualche anno. la band è formata da me alla voce, da Fabio Bozzetto alla batteria e da Diego Zucchi al basso.






Diego e Fabio sono(soprattutto) ottimi videomakers e animatori http://www.alienatio.it/ . A noi si è aggiunta per caso Micol Beltramini http://www.vieniminelcuore.it/, scrittrice che ci ha fatto il regalo di ballare e travestirsi da Lamù, cowgirl, coniglio e gatto eccetera durante le nostre esibizioni live.
Il video lo abbiamo girato con la fondamentale collaborazione di Danilo Pasquali, fotografo del giro underworld e fetish di Milano, un vero culto http://www.danilopasquali.com/.
Ha partecipato anche Diego Zanella, bontà sua, che ha realizzato il mio coloratissimo sito e ogni tanto si presta a fare da acidulo presentatore lisergico nei nostri spettacolini, questo è il suo sito  http://www.ooohdesign.com/ .
L'avremmo girato comunque, e con lo spirito autolesionista che ogni tanto si impossessa di me decido di proporlo per il padiglione della Biennale regionale-Lombardia, che nel mio caso si svolge a Mantova. Parlo di spirito autolesionista perché in fondo dal punto di vista commerciale sarebbe più opportuno esporre dei quadri o delle sculture, i collezionisti sarebbero contenti, i galleristi pure, qualcuno in più che decide di acquistare perché sei stato in catalogo della Biennale si trova e il mio mutuo ne sarebbe riconoscente.
Ma siccome di queste cose me ne sono sempre abbastanza sbattuto i coglioni (ahimè, e prima o poi ne pagherò il fio), vada per il video.


La butto giù come un'operazione punk, dal momento che questa SgarBiennale è il Gran Bazaar dell'arte italiana, ne approfitto per farmi pubblicità, non tanto come artista, ma come musicista-performer. E' in fondo anche un modo per dare un minimo visibilità ai miei amici, Danilo, Fabio, Diego, Micol… e forse una operazione paracula per salvarmi l'anima. Ci sono molte questioni politiche e culturali in ballo, tra cui quanto sia coerente partecipare a un'operazione creata da un personaggio che quasi tutti gli artisti (a parole) detestano, e rappresentante di una televisione decisamente trash (e non in senso buono). 
Tra pochi mesi nessuno si ricorderà di chi ha partecipato e chi no, ognuno faccia il proprio gioco, e io scelgo di giocarmela.
Dopo qualche giorno mi viene comunicato che il mio video va bene, ma che devo provvedere io a fornire dvd player, videoproiettore e casse acustiche per l'audio. 
Considerando che ogni autore non ha ricevuto alcun finanziamento per spedizione, ospitalità in loco, produzione delle opere e materiali (perfino la copia del catalogo ce la dobbiamo pagare), ci rifletto un pò, poi mando questa letterina:

Gentilissima (segue nome della responsabile)
a fronte della richiesta di fornire a mie spese il proiettore video e il dvd player per la proiezione del mio/nostro video, le comunico la mia decisione di modificare l'opera nella maniera che descriverò più tardi, ma per prima cosa una premessa.
Questa Biennale non ha fornito agli artisti il supporto informativo necessario per pensare a un allestimento, nè un reale dialogo tra gli artisti e i curatori della mostra  per poter concordare proposte con un minimo di anticipo.
Sarò franco, la situazione è stata piuttosto umiliante, ma sono dell'opinione che tutto questo Padiglione Italia  (sia la parte dell'Arsenale che i Padiglioni Regionali), sia il supporto ideale per un unico artista contemporaneo: Vittorio Sgarbi.
Ammiro la sua capacità di utilizzare i media come tela e gli artisti come materia prima, e a questo punto poco importa che la materia sia nobile o vile (a seconda dei punti di vista).
Tuttavia il creativo ha delle scelte possibili, tra cui quella di declinare l'invito, oppure di partecipare in maniera critica, o di partecipare con entusiasmo nonostante le difficoltà. 
La mia scelta è quella di stare al gioco, e di usare il contesto (i Padiglioni Regionali e la carenza di fondi), per creare un opera che parta dal video già realizzato per diventare qualcosa di diverso.
Voglio esporre una cornice, a dimensioni schermo video 33 pollici (la misura più corrente), contenente la raffigurazione, a matita su carta, di una schermata di You Tube, all'interno vedremo una scritta (a mano) in italiano e in inglese che reciterà così:
" perché perder tempo qui davanti quando il video VOODOO di MASSIMO GIACON & The Blass lo potete vedere comodamente a casa sul vostro computer, o sul vostro portatile, o sul vostro smartphone andando su You Tube e digitando Massimo Giacon & The Blass,,Voodoo ? Buona visione.
Seguono i credits e un disegnino che ritrae la ghost band in questione.
vicino all'opera deve comparire il cartellino:
"Massimo Giacon & The Blass: Voodoo   Video   3' 30"  2011 "
Mi impegno a non mettere il video in questione su You Tube prima dell'inaugurazione della mostra. 
Un' opera povera, ironica, leggera, che ironizza sulla sacralità dell'esposizione pubblica, che chissà per quale ragione dovrebbe dare un "plus" culturale a dei prodotti che possono essere fruiti ovunque, inoltre ironizza sul fatto che ormai la rappresentazione dello stato dell'arte contemporanea non appartiene più alle Biennali o a alle grandi fiere, ma è altrove.
Non c'è bisogno di fare opere che pesano tonnellate e sono alte 7 metri per fare arte.
Non c'è bisogno di vendere le opere per fare arte.
Non c'è bisogno di fare parte del grande mercato dei collezionisti e delle fondazioni per fare arte.
Sfido chiunque a sindacare sul fatto che la mia opera non sia in linea con il lavoro di altri artisti contemporanei che non citerò, perché i riferimenti sono ovvi. 
Se questa mia proposta verrà rifiutata sono spiacente, ma penso sarò costretto a declinare l'invito a partecipare al Padiglione Italia Regionale- Lombardia. 
Vorrà dire che l'artista Vittorio Sgarbi non vuole giocare con me.
Le allego la nuova scheda tecnica dell'opera.
Attendo vostra risposta e informazioni sul luogo in cui collocare la mia opera.
Immagino che questa comunicazione verrà vagliata da chi deve decidere i contenuti del Padiglione Italia (che onestamente, non ho ancora capito chi sia).
Confido in un sollecito riscontro e porgo i miei distinti saluti
a presto
Massimo Giacon
Mi rispondono quasi subito, e mi dicono di mandare una foto dell'opera! E' evidente che non sanno che pesci pigliare, oppure molto probabilmente che si tratta di una risposta automatica. Il bozzetto dell'opera in questione è questo qui:







Spedisco il bozzetto. Silenzio. Dopo una decina di giorni ricevo una telefonata che mi comunica che la mia opera verrà proiettata a Palazzo Te, dato che sono riusciti miracolosamente a procurare tutto ( videoproiettore, le casse audio, il dvd player), e che mi aspettano il 6 Luglio per decidere in che sala far vedere il video. 
Io all'idea di esporre solo il link a TuoTubo mi ero affezionato, ma alla fine va bene così, non so se ho vinto o perso, ma come si può ben vedere non ho fatto decisamente nulla per esserci. Che ridere. Ha Ha said the clown.
E questo, alla fine, è il video.









martedì 26 aprile 2011

Due o tre cose su Bogie

forse non tutti sanno che...
Bogie è un personaggio che compare regolarmente da qualche anno sulle pagine del mensile XL.
La sua genesi è lontana, risale ai primi anni '80, era stato inventato per una storia breve su Alter : "Uomo Nero", scritta da Mimì Colucci e disegnata  da me. In origine non era un personaggio buffo, ma un personaggio delle nostre storie stramboidi ed inquietanti. L'Uomo Nero era il mostro immaginario di un bambino autistico che vedeva il mondo in bianco e nero, e pensava che l'Uomo Nero gli avesse rubato i colori. Alla fine della storia lasciavamo il pubblico nel dubbio sulla sua esistenza... L'idea di un bogie man che mangiava i colori dei bambini cercai di riciclarla per un adventure game alla fine degli anni '80, ma non se ne fece nulla, allora nel 2006 ridiventò protagonista di un progetto sperimentale per un videogioco, realizzato con gli studenti dello IED, e infine lo proposi come diavoletto scocciatore-musicale nella sua ultima incarnazione, quella che conoscete adesso. Il mio rapporto con Bogie quindi è di lunga data, ma non essendo un personaggio creato totalmente da me non ne ho il totale controllo, e ogni tanto le sue strisce prendono strade da me non previste. Non so dirvi se lo amo o meno, ma sarebbe bello un giorno raccogliere tutta la sua storia, anche con le prime pagine di quel vecchio, oscuro Uomo Nero degli anni '80. All'epoca mi sembrava che gli anni '80 fossero un periodo di vero oscurantismo, ha ha, non prevedevo il peggio... Anche a me piacerebbe avere il mio Bogie personale, eccovi qui le mie striscie preferite.








martedì 19 aprile 2011

Before The Apocalypse

Ecco qui, ho finito l'opera per la Galleria La Luz de Jesus Gallery. Un mese fa mi hanno chiesto di partecipare alla celebrazione dei 25 anni della galleria con un piccolo pezzo, con un timing preciso che arriva fino a novembre, mese in cui dovrebbe esserci la mostra, con annesso super catalogo, che stanno facendo già ora. La Biennale di Venezia, invece a un mese quasi dall'inaugurazione, non ha ancora formalmente deciso quali saranno gli artisti italiani del Padiglione Italia, che naturalmente devono produrre le opere a loro spese, e anche occuparsi della spedizione a carico proprio. Poi ci si chiede perchè gli artisti stranieri, che magari hanno l'appoggio economico del loro stato di appartenenza, e un anno di tempo per produrre le opere, figurano meglio degli italiani, che in teoria ospitano la manifestazione e dovrebbero rappresentare al meglio i propri artisti. Ah, che considerazioni sciocche, dimenticavo che visto e considerato che così più o meno le opere che ne vengono fuori sono abbastanza di merda, in realtà rappresentano perfettamente questo Paese tricolore.


giovedì 7 aprile 2011

IL MIO SITO


Bene,
dopo 31 anni di carriera più o meno dignitosa ho il mio sito. Non so cosa ci farò, ma è costato sudore e lacrime mie e da parte di quel sant'uomo di Diego Zanella che l'ha curato amorevolmente e sistemato per benino, inoltre ringrazio la mia compagna Nicoletta che mi ha preso a calci nel culo e a male parole ogni giorno finchè non mi sono deciso a farlo, e ora è qui. In teoria dovrebbe parlar da solo, e poi ci sono veramente un sacco di materiali, per cui non posso che zittirmi e aspettare i vostri pareri. Dicono che tanto ormai i siti non li visita più nessuno, ciò nonostante se non ne hai uno le persone importanti non è che ti caghino più di tanto, per cui non potevo esimermi. Che palle però.