venerdì 31 agosto 2012

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questo post di oggi non ha titolo, perché è difficile dare un titolo quando qualcuno se ne va. 
E' morto Antonio Sorrentino, artista degli UltraPop, il mio preferito del gruppo, e non se ne abbiano a male gli altri validi 3, Giordano (Curreri), Sandra (Virlinzi), Dario (Arcidiacono). 
Certo si può pensare che son cose che si dicono dopo, ma ho sempre apprezzato il suo approccio Pop-concettuale , la sua pennellata precisa, i suoi colori. 
Era malato da qualche anno di una malattia improvvisa, che aveva affrontato con dignità e grande spirito, vorrei dire ironico, ma suona male. 
C'è chi dice che morire è staccare la spina: semplicemente non ci sei più. 
Se è vero è proprio per questo che quel che resta alla fine sono le cose prodotte. 
Chi ha un pezzo, un disegno, un manufatto di Antonio se lo tenga stretto, è un oggetto speciale, realizzato da una persona speciale. 
Magari qualche galleria illuminata farà un bel catalogo, con una mostra antologica. Beh, compratelo assolutamente, le sue mani e il suo cervello rivivranno attraverso i vostri occhi.
Mi ricordo che ci accomunava il fatto di avere acquistato un Nintendo Game Cube unicamente per giocare a Resident Evil.
Lo so, è un ricordo futile e stupido, ma alla fine sono questi ricordi stupidi che rendono la vita più tenera.



martedì 28 agosto 2012

My Way

3 mesi fa scrivevo questo breve testo, una specie di riassunto della mia vita in breve.
Ero molto depresso, e francamente non sapevo cosa sarebbe successo poi. Oggi ho definitivamente smantellato l'appartamento di Milano, Il futuro resta incerto, ma sono ancora vivo, per la cronaca si può sopravvivere anche lontano da Milano (anche se non sono andato via, il mio spettro si aggirerà ancora negli anni a venire). 




Quest' anno ho compiuto 51 anni. Da 33 disegno da professionista in diversi campi della creatività. Fumetto, illustrazione, design, arte, animazione, web design. Non mi sono fatto mancare nulla.
In più ho suonato in 3 band diverse, l'ultima delle quali (Massimo Giacon & The Blass), è ancora in attività, anche se non abbiamo mai fatto un disco, visto che le case discografiche sono carne morta e che i cd stanno diventando obsoleti. Volevamo fare un vinile, un 16 pollici, come le vecchie bande rockabilly. Avevo anche fatto la copertina, avevamo composto i pezzi, poi tutto si è perso nei mille rivoli delle cose che faccio. Faccio troppe cose contemporaneamente. 
Il 19 Maggio abbiamo fatto il nostro ultimo concerto allo Zoom, con contorno di puttane russe che ci han chiesto di dedicare un pezzo alla loro amica Ana e una rissa finale con dei marocchini fuori dal locale. In realtà la rissa l'abbiamo vista, non abbiamo partecipato perché siamo troppo timidi e poco aggressivi. Diego, il bassista, e Fabio, il batterista, sono pure più timidi di me, che nascondo la timidezza facendo le troppe cose di cui sopra.
Oggi, dopo 25 anni, ho preso la decisione di andarmene da Milano.
Non sono uno di quegli snob che se ne va perché "questa città non ha più niente da dire", le città la dicono sempre più lunga di te. Me ne vado banalmente perché non riesco più a mantenermi qui. 
Mi rendo conto che ho vissuto al di sopra delle mie possibilità fino ad ora, sperando sempre che prima o poi sarei diventato sufficientemente ricco, ma non siamo in televisione, ed evidentemente non ho trovato la strada giusta per fare i soldi soldosi. Eppure ne ho fatte di cose, ma non farò l'elenco ormai frusto che si addice più al replicante di Blade Runner che a me. 
Mi accorgo di non essere troppo speciale, sono un supereroe con un potere inutile. 
Questo è stato il tema di una delle mie ultime performances in una galleria d'arte, dove mi sono vestito da supereroe con una tovaglia da cucina per mantello, una maglietta di Superman comprata da non me lo ricordo (ho pure vuoti di memoria) e i pantaloni del pigiama. 
Davanti a me ho messo un cappello e un cartello "Ho Fame, e un superpotere inutile, fate la carità".
Ho raccolto 8 € (un pasto da MacDonald), la gente si è divertita. 
Il mio superpotere consiste nel disegnare contemporaneamente con due mani la stessa cosa, ma speculare. Ve l'avevo detto che è un superpotere inutile.
Ho da poco iniziato a pagare il mutuo di casa, a Padova, che è la mia città di origine, da cui sono fuggito quando avevo 24 anni e mia madre si era ammalata di tumore alle ovaie, le cose non sono state conseguenti, anzi, ho fatto il possibile per starle vicino e dare una mano a mio padre, anche dopo che lei è morta.
Lui poi è stato colpito da sindrome ansioso-depressiva bipolare, cosa che si è portato dietro per altri 20 anni fino alla tomba. Per un po' per me è stato un ottimo capro espiatorio per il mio mancato raggiungimento del successo planetario, ma dopo la sua morte non è che sono diventato the king of art.
Io sono andato avanti e indietro tra Padova e Milano in tutti questi anni, anche perché da 22 anni sto con Nicoletta,  amore che ho conosciuto a scuola, e che con me e come me ne ha passate tante. Ora siamo nella nostra bella casa, anche se più che "nostra" dovrei dire che siamo nella casa di una banca, che ci permette di stare qui finchè paghiamo . 
In un momento di euforia abbiamo deciso di comprarla, e proprio quando abbiamo finito i soldi della ristrutturazione abbiamo cominciato a pagare un mutuo che si potrebbe definire con un eufemismo "interessante".  
Ho lavoro, un'azienda grossa di design mi fa disegnare degli oggetti inutili che forse questo Natale nessuno comprerà, poi ho in ballo un'altra decina di cose che sono sempre avvolte nelle nebbie del futuro, nelle nebbie dei pagamenti che ritarderanno e dei progetti che forse andranno in porto e forse no. So già che non basta.
Le tasse mi strangoleranno quest'anno, l'anno scorso ho fatturato bene, peccato però che quest'anno non ho fatturato quasi un cazzo, per cui con cosa le pagherò? E in più ho messo tutti i soldi nella casa.
Nel mondo parallelo dei miei amici di Twitter e di Facebook vengo percepito come uno molto fortunato, che ha fatto un pochino la storia del fumetto in Italia e un pochino la storia della musica new wave, e un pochino della storia dell'arte new pop, e un pochino della storia del design ludico. Chissà perché allora mi sento così miserabile? 
Ho molta paura, ma sono stato tutto sommato un bambino quasi felice fino adesso, e forse è quanto basta.










giovedì 26 luglio 2012

Ehi Patty

E' da un pò di settimane che Patty Smith è in giro per l'Italia, e oltre ai concerti e ai readings, fa un po' di tutto: balla con bambine di 7 anni, restaura antichi affreschi, cammina sulle acque, resuscita i morti, tutte cose belle... Ma come è stato il suo primo concerto in Italia, nel lontano 1979 ?
Più o meno così.


Sono al concerto di Patty Smith, a Bologna.
L'Italia è a digiuno di concerti rock americani da qualche anno. 
Verso la fine degli anni '70 Lou Reed e Santana ( evidentemente non nello stesso concerto), sono stati salutati a colpi di lacrimogeni e sfondamenti (se lo ricordano ancora adesso). 
Da allora nessun gruppo straniero ha più voluto venire  a suonare in Italia. 
Adesso la musica è cambiata, e Patty Smith suonerà in Italia.
Lei non ha paura, e c'è grande attesa. 
la musica è cambiata.
Patty è già stata catalogata come "la sacerdotessa " ( ma anche la "poetessa") del rock. 
Sanguineti, sulle pagine dell'"Espresso", stigmatizza e critica i contenuti poetici della neodiva: il suo frullato di RimbaudPasoliniJimMorrison e tare cattoliche suscita perplessità, "- è un'americana grezza, ingenua e primitiva-".
I giovani vawers italiani sono divisi.
Una fazione l'adora, piacciono le sue radici con Dylan, gli Stones e i Byrds conditi in salsa elettrica. 
L'altra fazione è ostile, Patty ha da poco scritto una canzone per Giovanni Paolo primo, uno dei papati più brevi della storia. Patty usa toni mistici e romantici, un pò fuori luogo in questo mondo di scafati post punk che considerano il papa una servo del potere, in questo caso pure un tantino idiota. 
In più non le perdonano le sue radici con Dylan, gli Stones e i Byrds. 
Siamo nello stadio di Bologna dalle 4.30 del pomeriggio, è settembre e ci sediamo sull'erba ad aspettare l'evento storico.
Qualcuno ha stampato dei santini con l'immagine di Patty, sopra hanno scritto "attenzione alla puttana santa". 
E' un periodo in cui Fassbinder va forte nei cineclub.
Io, da bravo boy scout, mi sono portato da casa i panini e la macchina fotografica.
Alle 21.30 sulle note della sua versione di "So you want to be a rockn'roll star" dei Byrds ( ancora loro), arriva lei.
Ha una maglietta a righe e le tette floscie.
Tutti si alzano nelle prime file, e quelli che stanno dietro cominciano ad urlare  e a lanciare zolle di terra, non riescono a vedere niente. Non sarà un concerto pacifico, metà degli spettatori paganti passeranno il tempo a litigare tra di loro.
Forse dagli spalti si riesce a vedere qualcosa, ma sul prato è un macello di urla e terriccio smosso.
Patty Smith a un certo punto attacca con la lagna poetica su Giovanni Paolo Unico, e parte un bel coro di fischiazzi.
Lei è americana, ed è perplessa, non capisce. Per lei  il papa è un personaggio dell'immaginario collettivo, un'incrocio tra Mickey Mouse e un saggio monaco zen tratto da un film di kung fu.
Per il popolo rokenròl invece è un rompicoglioni opprimente. 
Dopo un pò di canzoni e qualche clarinettata stonata si passa al bis, che comprende una versione di "My Generation" con contorno di corde di chitarra strapazzate, poi tutto finisce.
Lo stadio sembra che sia stato arato, pronto per la semina, dalle zolle spuntano dei santini di Patty, forse germoglieranno giorni migliori.
Gli anni di piombo sono quasi alle spalle, davanti a noi ci sono anni di Righeira e abiti Armani dalle spalle imbottite. 
Quando a casa svilupperò le foto del concerto ci sarà solo una foto decente di Patty Smith: è di profilo, i capelli sulla faccia, una sagoma  magra che suona il clarino. 




martedì 17 luglio 2012

Paid Leave


Paid Leave

l'anno scorso sono stato contattato dal festival di Angoulème per una mostra sull'Europa e i giovani.
Esisteva un personaggio principale, una protagonista femminile, (inventata dall'autore di Monsieur Jan Philippe Dupuy), che si spostava per l'Europa facendosi ospitare sul divano dagli amici, che lavorava in una pizzeria in Francia (ohibò), che era curiosa e appassionata d'arte, architettura e cultura (per cui un personaggio di assoluta fantasia, diciamo fantascienza). Vennero contattati moltissimi autori da tutta Europa , e ognuno dovette affrontare un tema specifico. Il tema assegnatomi era Paid Leave, ovvero Ferie Pagate, tema quantomai lontano dalla mia esperienza… Le ferie pagate… E chi mai le ha fatte?
Ad ogni modo ho cercato di risolverla così, in maniera un po' tenera e in maniera un po' acida, l'anno scorso poi c'era anche la Biennale di Veneza, per cui perché no? Ho fatto fare alla protagonista una visita anche lì. Siamo a metà Luglio, siamo in estate, c'è chi è già in vacanza, per cui signora maestra per questa volta non sono andato fuori tema, e beati voi che avete il paid leave, e un abbraccio a tutti quelli che se lo sognano.







venerdì 30 marzo 2012

Una serata come tante, a Milano


Come ogni tanto capita, chiamano la mia band (Massimo Giacon & The Blass ovvero io, Fabio, Diego e la pin up  Micol), per suonare a un'inaugurazione di una serata per la presentazione di una rivista d'arte (Kritika). Non che non avessimo niente altro da fare, ma alla fine siamo sensibili alle lusinghe e abbiamo accettato. 
Sono seguite le giornate delle prove, il solito rito dello smontaggio e rimontaggio della strumentazione. Questa volta abbiamo provveduto anche all'amplificazione, con le solite fatiche relative al trasporto di tutto con una sola macchina (quella di quel santo di Fabio Bozzetto, che suona la batteria). 
Il locale è bello, spazioso, anche troppo fighetto per i miei gusti, cerchiamo di risolvere alla meno peggio il problema di suono, visto che rimbombano anche le scorreggie, ma in qualche modo riusciamo a mettere in piedi un set con un'acustica decente.
Non c'è molta gente, non sembra proprio un vernissage delle grandi occasioni, è zona Corso Como, ed è anche presto, in genere il nostro pubblico arriva verso la mezzanotte, mentre qui dovremmo suonare verso le 19.30. Comunque qualcuno arriva, qualcuno se ne va, visto che alle 20 non c'è ancora niente da bere.
Alle 20.10 arriva della piss beer a temperatura ambiente.
Alle 20.30 cominciamo a suonare, il pubblico è venuto più che altro per noi. Non è tanto, ma oltre ai nostri amici fedeli c'è gente simpatica, per cui partiamo di buonumore con la nostra scaletta. Tutto regolare, il pubblico si scalda, io in questa settimana sono dimagrito di 4 chili per cui faccio meno schifo del solito, al quarto brano abbiamo la situazione in pugno. All'inizio del quinto brano in scaletta noto il critico nonché direttore di Kritika (scusate il repeat), che fa grandi cenni di smettere.

foto di Giovanni Piazzalunga

Io non capisco e tiro avanti, seguono i nostri brani classici, Voodoo e Merendine. A metà di Merendine il critico aumenta la sua gestualità, pregandoci di smettere, io penso che sia successo qualcosa, del tipo sono arrivati i vigili (eppure suonavamo a volume abbastanza moderato), oppure a un malore in sala. 
Chiedo se c'è qualche problema, ma non ci viene data spiegazione, una tipa che non ho mai visto prima ci guarda con aria incazzata e severa. Chiedo se almeno possiamo terminare il concerto con un brano e lei sibila qualcosa "sì, ma fuori di qui".
Per il resto della serata mi chiederò cosa abbiamo fatto di male, in fondo è il nostro solito concerto un po' ingenuo e un po' da spettacolo per bambini cattivi, condito da giocattoli, punk-new wave-cabaret-avangarde (lo so, è difficile etichettare quel che facciamo, non ci riesco nemmeno io), con Micol che balla felice e io che faccio il divo del rock un po' andato via con la testa a causa dell'età.
Alla fine capisco che il nostro concerto è stato bloccato poichè la tenutaria del bordello, pardon, studio di architettura, che ospita la serata non gradisce la nostra musica.
"non eravamo preparati a questo spettacolo e alla vocalità del signore e poi questo è uno studio di architettura". Cazzo. Questo l'aggiungo io a puro titolo gratuito.
Sono cose che tutti adorano sentire. A parte il fatto che la scusa sullo studio di architettura la trovo molto originale, potrei obbiettare che abbiamo suonato già in Triennale, il nostro video è andato alla Biennale, e che Mendini e Sottsass, con cui ho lavorato, si sono sempre divertiti con le mie performance musicali, ma non è il caso di insistere, mi sembra. 
In silenzio, e tra i mugugni del pubblico che (prima) se la stava spassando, smontiamo il tutto, nel frattempo mi chiedo chi me lo faccia fare di sopportare queste fatiche e queste umiliazioni a 50 anni passati, ma in fondo sono contento, trovare qualcuno che si scandalizza e reagisce in maniera così palesemente ostile è davvero difficile al giorno d'oggi. 
Ci siamo trovati di fronte a un palese caso di mancanza di comunicazione tra chi organizza l'evento e chi lo ospita.
Uno degli spettatori confessa a Diego (il bassista) che è arrivato oggi a Milano dopo un paio di anni a Londra, e che vedere questa situazione gli ha già fatto voglia di tornare in Inghilterra.
Alle 21.30 siamo già in strada, lo studio d'architettura chiude frettolosamente le saracinesche, io sfilo quel che c'è nel portafoglio a titolo di rimborso al critico di Kritica, che poveretto ci ha coinvolto nella serata di cui era ospite con la rivista, E' molto imbarazzato ed è in una posizione di difesa che lo fa somigliare a un paguro.
Non ho voglia di infierire ulteriormente, mi sembra già abbastanza provato, ha già litigato con gli architetti, con le tipe che hanno organizzanto l'evento e insomma ha esaurito anche le parole di disappunto.
Micol è già andata, ha un sacco di lavoro arretrato e va a scrivere sui Navigli, è stata gentile e disponibile come sempre, ma evidentemente anche per lei tutto ha un limite.
Noi e i nostri amici andiamo a mangiare in una pizzeria-bettola incastonata in zona Corso Como, che sopravvive tra il mignottame dell'Hollywood, nel quartiere monopolizzato da Fabrizio Corona da una parte e le sorelle Sozzani dall'altra. Stranamente non siamo depressi, anche perché che cazzo centravamo noi in quel contesto?
Si dirà che è una magra consolazione, ma al momento ci basta, certo potevamo fare casino e scatenare una rissa, ma a differenza di quel che si può pensare vedendoci, siamo persone educate e gentili, il che a quanto pare non serve a niente.
Come diceva un tempo Freak Antoni "non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti", ma in realtà non c'è nemmeno gusto ad essere "stupidi". 

foto di Josè Sala



venerdì 23 marzo 2012

He is coming out...

... E intanto si preparano concerti, si impaginano cataloghi, si preparano mostre, si cerca di esser pagati, si fanno i conti, si decorano tavoli, si dipingono mobili... Tutto nella preparazione di cose, oggetti ed eventi inutili che devono essere pronti per il Salone del Mobile a Milano. Lui intanto sta per uscire...





lunedì 19 marzo 2012

Se Telefonando...

Ore 0: 57 ricevo una telefonata.  Guardo lo schermo del cellulare, non è un numero sconosciuto, nè criptato. E' un numero che non ho in rubrica. Potrebbe essere chiunque…E se fosse qualcuno che conosco che sta usando il cellulare di un'altro per un'emergenza? Rispondo.
Dall'altra parte una voce femminile: "scusa, ho fatto questo numero a caso, io prendo le tre terzine di numeri che compongono le utenze dei cellulari che ho in rubrica, le mischio tra di loro e poi chiamo. In questo modo becco sicuramente qualcuno, perché così viene sempre fuori un utenza telefonica reale, solo che io non so mai chi è quello che mi risponde, tu chi sei?".
Io penso che sia uno scherzo, cerco di tendere l'orecchio, di solito in questi casi si sentono risatine soffocate sullo sfondo, e la voce di chi chiama è incrinata dalle risa trattenute.
Non si sente nulla. Resto sul vago, rilascio le mie generalità .
" Sono a Milano, sto disegnando"
" Io sono nelle Marche, faccio la regista di documentari e di corti".
Allora tra me e me penso che magari è una che sta facendo questo per raccogliere materiale umano, traendo idee da varie conversazioni e disperazioni telefoniche. Anche a me piace il materiale umano, per cui sto al gioco.
" Queste telefonate le fai spesso?"
Nessuna risposta.  Poi…
"Tu prima mi dicevi che disegni, e che disegni?"
"Disegno di tutto, ma sostanzialmente disegno fumetti"
"Oh che bello, allora magari ti ho visto in libreria".
Questa parte della conversazione mi dà un pò di informazioni, ovvero che non sto parlando proprio a una sprovveduta, la sua risposta sottolinea che
A: sa che i fumetti si vendono ANCHE in libreria, per cui le frequenta. 
B: sa che esistono autori che non disegnano solo per i "giornalini ", ma che pubblicano libri, per cui il sospetto che si tratti di qualcuno che mi conosce comincia a farsi strada.
Mi chiede com'e il mio lavoro, e io parto con uno dei miei soliti pippotti su come fare fumetti sia la più efficace "Simulazione di Dio" a basso prezzo esistente sul pianeta , eccetera eccetera. Lei risponde che è proprio vero, e che anche fare la regista ha molti punti in comune, soprattutto lavorando con gli attori e bla bla bla , a un certo punto si ferma.
" Un momento, qui stiamo divagando. Io in realtà ho telefonato perché volevo scopare".
Silenzio. La battuta mi esce poco dopo.
"Eeeeh cara amica, mi sopravvaluti, non è che ce l'ho così lungo! "
"NOOOO, voglio dire, ehm… che io sono una molto cerebrale, mi eccito così".
Numerose domande mi si affastellano in testa: Ma allora è uno scherzo sul serio? Cosa vuol dire che è cerebrale, devo declamare un testo di filosofia? Metto giù il telefono? Devo dirle delle porcherie? E quali? Tra tutte, la domanda meno eccitante : Mi sta fregando dei soldi via etere?
Giriamoci un pò intorno…Vediamo se è una che telefona per tirare bidoni.
"Ma conosciamoci un attimo…fai la regista? E allora qual'è l'ultimo film che hai visto?".
- ho visto "Quasi Amici"- 
Se non sbaglio Quasi Amici è un film francese, a grandi linee mi sembra di aver capito che parla di un riccone paralitico che viene accudito da un poveraccio di origini etniche (non domandatemi l'etnia, il film mica l'ho visto). Dopo un momento di odio e diffidenza iniziale finiranno per diventare amici, ognuno imparerà grandi lezioni di vita dall'altro e bla bla bla. Il classico buddybuddy movie in salsa francese, ma che allo stesso tempo è piaciuto a qualche cinefilo, un pò come i film di Ozon. In genere è proprio il tipo di prodotto che io evito come la peste.
Però è strano… Come mai una che fa uno scherzo o sta cercando di tenerti al telefono perchè chissà con quale diavoleria elettronica ha trovato il sistema per rubarti dei soldi facendoti stare in linea più tempo possibile deve tirare fuori un film del genere? Se voleva fare l'intellettuale banale poteva dire che si era rivista un qualsiasi film di Kubrick, se era una grezza poteva citare l'ennesima stronzata di Brizzi.
La  conversazione continua, anche se adesso si è trasformata più che altro in un monologo, e nei successivi 10 minuti :
Mi recensisce il film ( a questo punto, anche se avessi avuto la minima intenzione di vederlo ho definitivamente cancellato l'opzione) . Mi dice il suo nome e cognome (non chiedetemi chi è, giuro che me lo sono dimenticato pochi secondi dopo), mi dice che si è scolata una bottiglia di Nero D'Avola, mi dice un paio di  perle filosofiche fai da te  a cui è evidente non crede nemmeno lei e a un certo punto si blocca:
- Scusa, cercavo un toy boy per la serata e invece ho trovato una persona meravigliosa, davvero, a me basta così, sono davvero soddisfatta, ti auguro ogni bene, ogni fortuna, ti bacio le sopracciglia, addio.-
Cerco di pensare positivo, e mi dico che evidentemente si è accorta dell'orario e dell' inconcludenza della nostra conversazione.  Magari se si sbrigava ce la faceva a fare un'altra telefonata per trovare qualcuno che le ansimasse sconcezze all'orecchio, per cui ciao ciao. "Ti bacio le sopracciglia" ?  Bleah.
Ho guardato il visore del cellulare per un pò, immaginando di avere un aria decisamente stupida.
Prima di andare a dormire mi son fatto una sega alla sua salute.