Ieri sono stato all'Arte Fiera di Bologna.
Ora non mi soffermerò più di tanto sulla qualità della fiera. L'anno scorso, proprio a Gennaio, ho fatto una specie di cronaca giorno per giorno, per cui mi ripeterei, se avete tempo scorrete la cronologia del blog e rileggetevi quel che ho scritto un anno fa. Non è cambiato molto. Quest'anno sono stato in Fiera solo un giorno, per cui ho ancora meno da dire. Si vanno a trovare le gallerie degli amici, si scambia una chiacchiera, ci si stanca, si vedono le solite facce, si riflette un po', ci si deprime, ci si dispiace per non avere opere in mostra, ma poi si riflette che tutto sommato piuttosto che abbattersi il morale per non avere venduto una cippa tutto sommato è meglio così. Quest'anno a un certo punto mi son fermato e ho notato, in un angolo, la galleria Cà di Frà, storico spazio espositivo di Milano. Il parterre di artisti era quantomeno strano, Araki, Witkin (fin qui tutto bene), Serafini, Pistoletto, Boetti (di questi tempi un Boetti non si nega a nessuno, certo che dopo il duecentesimo arazzo della minchia l'impressione che l'arte di Alighiero sia una bella presa per il culo si fa strada con prepotenza), Civitelli, Pazienza. Un attimo, rewind.
Civitelli, quello di Tex? Pazienza Andrea, quel Pazienza lì. Cosa è successo?
Civitelli non nasconde il suo status di disegnatore bonelliano, anzi ci scherza pure, disegnando sotto a 3 quadri in bianco e nero con cowboys a cavallo il logo di TEX al contrario (XET?), credo sia per sottolineare che quella è arte e non una tavola fumetti o un illustrazione, ah bè, una vera provocazione, altro che Boetti. Questo conferma l'ignoranza nel campo del fumetto da parte delle gallerie e dei critici d'arte. Forse dal momento che Bonelli è l'editore di fumetti più popolare d'Europa ed è morto un anno fa in questo momento forse è il caso di esporre in galleria i suoi autori più conosciuti, magari mettendoli insieme con Andrea Pazienza, che poveretto non c'entra nulla, magari esponendo le tavole di Andrea con delle cornici orrende, magniloquenti e pretenziose per dei disegni meravigliosi che stanno svanendo a forza di essere esposti con le luci sbagliate. Ora qualcuno dovrebbe spiegare ai galleristi la chimica dei pantone e dei carioca, che Andrea usava con disinvoltura perchè mica pensava che quei disegni sarebbero finiti esposti nei musei, ma lavorava in velocità per le riviste, di cui molto spesso era anche corpo organico (Il Male, Cannibale, Frigidaire). Vedere queste tavole esposte a luci violentissime, con i colori ormai sbiaditi fa veramente star male, e imporrebbe un minimo di cura. I disegni e gli acquerelli degli impressionisti al museo della Gare D'Orsay sono esposti con luci basse e una garza sospesa, per cui se hai deciso di dare importanza agli originali dei fumetti devi trattarli con la stessa cura.
Andrea forse si sarebbe fatto una bella risata, massì, avrebbe detto, non è una bella idea che i miei disegni svaniscano piano piano al sole, e rimangano un ricordo, scandiscano gli anni che passano per quelli che li han comprati? Alla fine rimarranno i giornalini. Alla faccia dell'arte. Prrr! Il fumetto non ha bisogno di essere nobilitato da te.
lunedì 28 gennaio 2013
giovedì 20 dicembre 2012
L'Eremita
L'Eremita
Un giorno mi scrive Marco Corona e mi chiede di disegnare un racconto breve per un suo progetto, una serie di storie collegate alle figure degli Arcani Maggiori dei Tarocchi.
Le sceneggiature sono state scritte da vari autori, tra cui (una persona che non nominerò, e poi capirete perché).
I racconti di (persona che non nominerò), sono molto belli, e originali, e vengo colpito da una sceneggiatura in particolare, legata alla figura dell'Eremita. Decido di disegnare quella.
La sceneggiatura di (innominabile), è molto interessante: in pratica la storia si sviluppa su due piani, un piano narrativo quasi classico, con una storia muta con sorpresa finale, e una specie di poesia-litania che costituisce una sorta di flusso di pensiero, un borbottio aulico che ritma la storia, che può però anche essere letto indipendentemente, come una specie di noise collegato con il protagonista della storia, come se un malato di mente stesse borbottandoo in un angolo da solo, poi se ci avvicinassimo ad ascoltare il suo bisbiglio ci accorgeremmo che sta parlando di noi.
La storia è piena di elementi grotteschi e abbastanza pornografici, anche se allo stesso tempo non è pensata per eccitare sessualmente.
Per le varie ragioni che regolano il mondo editoriale indie il progetto non andò in porto, per cui mi ritrovai con una storia che pubblicai prima su Blue (Ferruccio Giromini la lesse dandone la seguente recensione a voce: "machecaz?"), poi la misi sul web in un sito curato da Sandro Staffa e David Vecchiato che inseriva vari materiali creativi .
A questo punto un piccolo dramma si consuma.
Mi scrive lo sceneggiatore (che non nominerò) chiedendomi di togliere la storia dal sito.
Sulle prime penso che sia arrabbiato con me per qualche ragione a me ignota, poi mi spiega che ora è insegnante in un college americano, e che se gli studenti curiosi andassero a fare una ricerca su di lui in Internet scoprendo quel materiale lui potrebbe rischiare il posto, visto che gli americani sono molto rigidi sulla moralità degli insegnanti (bah!). Ah l'America, patria della libertà di espressione! Puoi scrivere quello che vuoi, ma se non mi piace ti licenzio (d'altra parte anche questa è la mia libertà di espressione).
Qui c'è la storia, ma ho dovuto cancellare il nome dello sceneggiatore, cosa strana in questi tempi di sciagurato protagonismo e di persone che ti citano se non li citi a dovere.
Non scervellatevi a cercare di capire chi è, non è famoso nel mondo del fumetto, però secondo me è un peccato, perché è un genio. Tuttora trovo il testo (se avete la pazienza e gli occhi aguzzi per leggerlo), semplicemente bellissimo.
martedì 6 novembre 2012
Arty Party
Questa breve storia a fumetti ha fatto veramente un sacco di strada.
Non perché sia diventata famosa, ma perché ha avuto un sacco di vicissitudini. Tra i miei amici è diventata quasi leggendaria, perché ho rotto le scatole a tutti raccontandone la trama.
In realtà tutto nasce da una festa di compleanno di un noto artista che vive a Milano (vediamo se siete bravi a indovinare chi è), all'interno della storia fanno da attori vari amici. Sottolineo il fatto che fanno da attori perché ci tengo a rimarcare che la storia mette insieme fatti veri e finzione, il tutto mi serviva per portare a casa i soldi della collaborazione della Lettura, che ad ogni modo alla fine ha deciso di non pubblicarla. Troppe parolacce. E poi sa, i nostri lettori sono molto sensibili alle battute sui nazisti e gli ebrei (?). Beh leggetela e controllate voi se le parolacce son troppe e quanto pesanti possono essere i riferimenti a nazisti ed ebrei.
In seconda battuta ho provato a piazzarla al Male, ma Il Male non sembrava interessato.
Allora mi arriva una mail di Sparagna, che mi chiede se ho qualcosa per il numero di Frigidaire che uscirà per Lucca Comics. Perso per perso mi dico, diamogliela. Due giorni dopo mi scrive il Male: ci manderesti i files di stampa della storia di due pagine? Merda.
Disegnare fumetti è proprio bello. In più mi sa che quelli che leggeranno la storia e si riconosceranno non saranno nemmeno molto contenti. Insomma, un successone.
Non perché sia diventata famosa, ma perché ha avuto un sacco di vicissitudini. Tra i miei amici è diventata quasi leggendaria, perché ho rotto le scatole a tutti raccontandone la trama.
In realtà tutto nasce da una festa di compleanno di un noto artista che vive a Milano (vediamo se siete bravi a indovinare chi è), all'interno della storia fanno da attori vari amici. Sottolineo il fatto che fanno da attori perché ci tengo a rimarcare che la storia mette insieme fatti veri e finzione, il tutto mi serviva per portare a casa i soldi della collaborazione della Lettura, che ad ogni modo alla fine ha deciso di non pubblicarla. Troppe parolacce. E poi sa, i nostri lettori sono molto sensibili alle battute sui nazisti e gli ebrei (?). Beh leggetela e controllate voi se le parolacce son troppe e quanto pesanti possono essere i riferimenti a nazisti ed ebrei.
In seconda battuta ho provato a piazzarla al Male, ma Il Male non sembrava interessato.
Allora mi arriva una mail di Sparagna, che mi chiede se ho qualcosa per il numero di Frigidaire che uscirà per Lucca Comics. Perso per perso mi dico, diamogliela. Due giorni dopo mi scrive il Male: ci manderesti i files di stampa della storia di due pagine? Merda.
Disegnare fumetti è proprio bello. In più mi sa che quelli che leggeranno la storia e si riconosceranno non saranno nemmeno molto contenti. Insomma, un successone.
domenica 28 ottobre 2012
Paz
Ogni tanto mi domandano:
_" ma tu che l'hai conosciuto bene, come era Andrea Pazienza?-"
Per prima cosa non l'ho conosciuto bene, e non mi va di millantare grandi amicizie quando in realtà si è trattato di incontri episodici, poi è una domanda a cui è difficile rispondere, soprattutto adesso.
Andrea è morto che aveva poco più di 30 anni, ai miei occhi oggi poco più di un ragazzino. Eppure la sua statura di artista ancora oggi sovrasta, le sue storie fanno ancora ridere, pensare, immalinconire.
Io a 16 anni copiavo il suo modo di disegnare, la sua tecnica delle conversazioni-monologhi ad una vignetta per la satira, perfino la sua tecnica di colorazione. Poi negli anni '80 ho avuto una crisi di rigetto, perché bisognava rinnegare la generazione di Cannibale che ci aveva cresciuti. Negli anni '80 eravamo tutti più cool, e il lavoro di Andrea era troppo carnale per un giovane geometrico quale ero. In sostanza poi la mia generazione non gli perdonava di buttar via il suo talento e l'amicizia con quaqquaraquà come Vincenzo Mollica. Adesso, a rivedere il suo lavoro, butterei via tutte le mie cose degli anni '80 per del Penthotal. Di lui, personalmente, mi resta una manciata di ricordi, quelli che se avete tempo potete leggere qui di seguito (pubblicati anni fa sulla rivista XL) .
domenica 14 ottobre 2012
Bassi Istinti
Ogni studente sarà costretto a scrivere e a disegnare una storia di otto pagine contenente delle parole scelte a caso dal vocabolario. Non devono seguire necessariamente la sequenza con cui sono state scelte, e possono anche comparire sotto forma di immagini, devono però far parte integrante della storia, e non possono essere solo un elemento decorativo. Allora, scegliamo le parole nel seguente modo: bendiamo uno studente, gli facciamo aprire un vocabolario e puntare il dito su una riga (naturalmente viene scelto, una volta eliminati verbi, aggettivi, articoli etc…il sostantivo che si avvicina di più al dito dello studente).
Otteniamo il seguente risultato:
NANO, APPARECCHIO PER I DENTI, POLENTA, SCIMMIA, VOODOO, SPILLA DA BALIA, TESTOSTERONE, OSPEDALE PSICHIATRICO, ITALIA MERIDIONALE, CINEMA, SINGHIOZZO, ALLUCE, CATRAME.
Per dimostrare che non si tratta di un'impresa disperata e impossibile mentre gli studenti producono la loro opera, anch'io realizzerò una storia di 8 pagine.
Sta a voi lettori adesso rintracciare dove e come sono state utilizzate le parole in questione.
Ne è venuta fuori una storia breve che consegno a Igort per Black, rivista della Coconino editore di cui lui è direttore editoriale.
"il disegno è buono, ma la storia è davvero assurda! Ma come ti è venuta in mente una roba così, da scocomerati!".
Caro Igort, ora lo sai.
martedì 11 settembre 2012
Fumettisti fashionisti
Nel 1984 venni chiamato in Condè Nast per un servizio di moda. Praticamente c'eravamo tutti, non farò l'elenco perchè altrimenti vi rovino la sorpresa, dato che ci vedete in galleria. Era un periodo in cui, per strane ragioni storico-culturali i media pensavano che fare fumetti fosse una cosa molto hype, per cui ci trovammo tutti alla sede di Vogue dove potevamo sceglierci dei vestiti che ritenevamo consoni alla nostra sensibilità. In più poi ci potevamo portare a casa un paio di cose. Io da vero cretino mi portai via le All Star e un cappellino, che usai per molti anni a venire, fino a farli marcire ambedue. Andrea Pazienza si era portato dietro un coniglietto nero che scagazzò un pò dappertutto, ciononostante, ovviamente, era adorato dalle ragazze della redazione di Per Lui, la rivista per cui venimmo fotografati. Massimo Mattioli si era portato dietro una maglietta con gli scarafaggi e volle indossarla a tutti i costi, io avevo una pistola spaziale di latta.
Alcuni di noi dopo tutti questi anni sono cambiati molto, altri non più di tanto, sta ai lettori fare i confronti. Alcuni di noi non fanno più fumetti (Josa Ghini, Jori, Carpinteri), alcuni di noi sono diventati delle star del comic mondiale (Mattotti, Igort), alcuni lo erano già (Manara), alcuni sono sopravvissuti.
Alcuni non ci sono più.
Poi uno può fare un po' di retorica e dire, guardate quelle facce, come erano giovani, e quante speranze...Veramente allora mi sentivo precario e angosciato dal futuro come e quanto oggi.
Un'unica domanda: qualcuno sa che fine ha fatto Nicola Corona? Due anni dopo questo servizio di lui non si sapeva già più nulla, un vero mistero che forse qualcuno mi può aiutare a risolvere.
Alcuni di noi dopo tutti questi anni sono cambiati molto, altri non più di tanto, sta ai lettori fare i confronti. Alcuni di noi non fanno più fumetti (Josa Ghini, Jori, Carpinteri), alcuni di noi sono diventati delle star del comic mondiale (Mattotti, Igort), alcuni lo erano già (Manara), alcuni sono sopravvissuti.
Alcuni non ci sono più.
Poi uno può fare un po' di retorica e dire, guardate quelle facce, come erano giovani, e quante speranze...Veramente allora mi sentivo precario e angosciato dal futuro come e quanto oggi.
Un'unica domanda: qualcuno sa che fine ha fatto Nicola Corona? Due anni dopo questo servizio di lui non si sapeva già più nulla, un vero mistero che forse qualcuno mi può aiutare a risolvere.
venerdì 7 settembre 2012
Cinema Roma
Un pò di anni fa pubblicai questa breve storia di otto pagine su "Blue". In realtà era stata inizialmente concepita per la rivista "ORME", diretta da Silvano Mezzavilla, e che purtroppo pubblicò solo pochi numeri. Le vicissitudini di Massimiliano si intrecciano con i miei ricordi, poi, come al solito la realtà si sovrappone alla finzione e quanto di me ci sia in Massimiliano non lo confesserò mai. Però il famigerato Cinema Roma, esisteva veramente a Padova, e oltre ad essere il cinema in cui da sempre si proiettavano i "filmacci" ( dagli horror ai decamerotici ai vietati ai 18, molto, molto prima dei cinema a luci rosse), era considerato il luogo dove tra gli spettatori si annidava la feccia di ogni tipo. Mi rimane ancora la malinconia e il dispiacere per non esserci mai entrato.
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