lunedì 22 giugno 2020

Rumore e Silenzio

Rumore e Silenzio è una storia di formazione, nel senso che è una delle storie attraverso cui il mio segno si è formato. Dopo vari tentativi e varie pubblicazioni all'interno di riviste autoprodotte e un periodo di palestra dell'ardimento ne il Mago Mondadori, il mio modo di disegnare cambiò, almeno se devo andare a guardare le date, da quando ho pubblicato per la prima volta nel 1980 a quando ho disegnato questa storia sembra passato un decennio, mentre invece era passato appena un anno e mezzo, in cui per progressivi mutamenti il mio disegno si era fatto via via sempre più secco e "moderno".  Moderno si fa per dirie, dato che tutte quelle cose che facevano tanta avanguardia si sono fatte via via che passano i decenni sempre più circoscritte a quello stile che oggi definiremmo "post-moderno", ma all'epoca non sapevo nemmeno che voleva dire, come d'altra parte non sapevo nemmeno troppo cosa fosse il futurismo, corrente a cui più volte mi hanno accostato.  D'altra parte avevo venti anni, ed ero un misto di insicurezza e presunzione, del genere "non so perchè lo faccio, ma lo faccio e basta, evaffanculo a tutti gli altri". Giorgio Carpinteri aveva già iniziato a pubblicare le sue storie su Frigidaire, e quando lo fece fu per me una folgorazione (in realtà seguivo i suoi progressi da qualche anno, da appassionato di Berni Wrighston sul Mago all'Uomo Non Visibile su NEMO),  e vedevo che come il mio anche il suo percorso fossero alla costante ricerca di qualcosa, che non sapevamo cosa fosse, ma credo fosse che volevamo sottolineare che oltre alla noia che erano diventati gli Umanoidi Associati su Metal Hurlant e lo strapotere ingombrante di Pratt nel comicdom nostrano poteva esserci qualcosa di diverso. Eravamo così integralisti che perfino Pazienza ci sembrava già vecchio, inadeguato ai tempi. Le line rette e il zigzag sottolineavano la nostra contemporaneità, come se prendessimo le ombre dei fumetti di Eisner e le analizzassimo in laboratorio.
La storia di Rumore e Silenzio era scritta da Giorgio Placereani, scrittore di fantascienza triestino che conoscevo tramite il Club Fantascienza di Padova,  e i suoi racconti che arrivavano per Time Machine, la rivista ufficiale del club, mi sembravano tra le poche cose di valore emerse tra quelle prodotte dai banali  aspiranti scrittori di genere della nostra italietta. Di Giorgio disegnai tre racconti: l'Uomo dei Mostri, inedito, ma troppo brutto per volerlo pubblicare anche in un blog come questo, Rumore e Silenzio e Ultima Notte, che è un'altro inedito.
Rumore e silenzio, tra altri lavori meno rilevanti mi impiegò per un anno buono tra ripensamenti e vignette ridisegnate anche 3-4 volte. Tutti quei puntiniiiiiiiii
Rumore e Silenzio è stato pubblicato su Frigidaire negli anni '90, Vincenzo Sparagna era talmente affamato di materiale per riempire la rivista da accettare di pubblicare questa storia già fuori tempo massimo di 27 pagine, piena di ingenuità e di idee grafiche ancora allo stato grezzo, anche se qualcosa di quello che sono ancora adesso è già tutto qui. L'ho pubblicata qui senza particolari filtri, e senza rifare il lettering, anche se bisogna fare un pò di fatica a leggerlo perchè non è un lettering professionale, ma volevo rispettare l'originale senza troppi editing, tanto si vedrà solo qui. L'avevo fatta vedere e leggere a Stefano Tamburini, che all'epoca mi prese in giro dicendo, "Ma è la trama di Yellow Submarine con i Biechi Blu", recensione per cui mi offesi molto perchè a un ragazzino che si credeva punk non potevi nominare i Beatles nemmeno per scherzo. Poi  la dose critica fu rincarata da Igort, a cui mostrai le mie tavole al nostro primo incontro, e lui disse che qualche qualità ce l'avevo, ma alla fine la vignetta che gli piaceva di più era quella che riproduceva Paperino.  Io me ne andai dal suo appartamento bolognese bollandolo come "presuntuoso stronzo saccente". Come dire, le persone valide le riconosci perchè al tuo primo incontro ti fanno incazzare, una regola che ha avuto conferme più volte.


























lunedì 18 maggio 2020

Un Lungo Brivido



Anni 60. 
Da quando ho imparato a leggere voglio fare fumetti, e non so nemmeno perché, dato che non so nemmeno come si fanno, ma già da piccolo riempio di vignette quaderni a quadretti .
Da che ho memoria ho letto di tutto: paperi, superuomini, storie buffe, avventure, storie ambientate in mondi fantastici, in continenti esotici, in Italia e in chissadove.
Poi arriva Linus, e imparo che si può scrivere e disegnare delle cose di tutti i giorni, leggo Crumb, Valentina, ma scopro pure Metal Hurlant e gli umanoidi, Munoz, Will Eisner, mondi sempre più espansi.
Tutto bello, ma manca qualcosa.
Alla fine del 1977 Alter pubblica la prima storia delle Avventure di Penthotal, di Andrea Pazienza, e quel particolare mancante (piccolo particolare, ma fondamentale), mi fa capire che c’è qualcuno, da qualche parte, che parla di me, e dei miei amici, e del mondo che conosco, che mi sta intorno, e che vivo quotidianamente.
Naturalmente comincio a provare a disegnare e a scrivere delle storie come lui (impossibile, ma non rinuncio). 
Scopro che Pazienza disegna anche sul Male, dove è più libero, più cattivo, scatenato.
Mi innamoro di questa rivista, che molti trovano lercia, senza gusto, maleducata, irriverente.
Io la trovo meravigliosa. E’ proprio quello che ci vuole.
Faccio conoscenza con nuovi eroi. Scozzari pubblicava già su Re Nudo, su Linus e Alter, a lui si aggiungono Massimo Mattioli, Stefano Tamburini, e Tanino Liberatore.
Sul Male compare la pubblicità del Cannibale, un’operazione editoriale inventata dai disegnatori del Male che mi piacciono di più.
E’ una rivista anomala, storie bellissime, a volte senza senso, drogate, pornografiche, sbracate, intelligenti.
Il Cannibale esce quando può, ma ogni uscita è piena di sorprese. Cambia formati e numero di pagine, lì vedo nascere Ranxerox, Primo Carnera di Filippo Scozzari, leggo le recensioni immaginarie di dischi che vorrei ancora oggi ascoltare descritti minuziosamente da Tamburini.
Conosco Tamburini a una Lucca Comix, dove è lì con il Male e Cannibale, riesco a raggiungere solo lui e a salutare Scozzari (“conoscere” è una parola grossa). Mostro a Tamburo alcuni dei miei disegni, lui critica ferocemente i miei scarabocchi western che sono un pò Pazienza un pò Metal Hurlant.
“le tue Montagne Rocciose sembrano delle strisce di nastro adesivo buttate lì, teniamoci in contatto, cerca di fare meglio”.
L’anno dopo alla stessa Lucca viene presentato Frigidaire, il primo numero cade come un’astronave aliena e ostile nel territorio del fumetto: niente di simile prima, niente di simile poi.
Io scalpito, in un anno il mio segno è cambiato come sono cambiate le droghe intorno alla mia generazione. E’ la fine di ogni psichedelia, è l’inizio di un mondo fatto di lame gelide. 
Dentro il primo numero il vecchio Ranx è diventato un incubo michelangiolesco disegnato completamente da Liberatore (prima era una jam session di Tanino, Tamburo, Paz e Scoz), c’è un inserto con gente morta in circostanze sessualmente interessanti, prostitute sfregiate dal napalm, mappe di Roma dove si batte e ci si sbatte, gare di squisitezza, i Devo, viaggiare tra le merci, editoriale-manifesto di Vincenzo Sparagna… Se vuoi sangue lo avrai…
Io mostro altre cose a Tamburo, ma non sono ancora pronto.
Nei mesi successivi mando altre cose, tra cui delle foto dei Lounge Lizards  e di James Change fresche fresche dall’America trattate con la fotocopiatrice, Tamburo le pubblica dentro la sua rubrica di recensioni all’acido corrosivo Red Vinyle. 
Io non vengo citato, allora gli scrivo più volte, mandandogli altro materiale ancora, e ancora. 
E Ancora.
Alla quarta raccomandata ricevo risposta, che recita più o meno così:
“Caro Giacon, se tu sapessi la rottura di coglioni che è andare a recuperare le tue raccomandate alle poste dall’altra parte di Roma rispetto a dove abito e che ostinatamente continui a spedire all’indirizzo di mio padre, forse Dio o Satana rattrappirebbero la tua mano di grafico creativo. 
Che dire delle foto che mi hai mandato? Magari me le sistemavo anche io da solo con la fotocopiatrice, non ti devo nulla, forse un caffè. 
Per quanto riguarda il materiale tuo e dei tuoi amici (era appena iniziata l’avventura con TRAX di Piermario Ciani e Vittore Baroni) siamo sempre all’asilo infantile delle avanguardie e i tuoi fumetti pieni di frecce e zig zag mi han già rotto le balle. 
Qualcosa di buono però c’è, anche se molto nascosto, non buttarti giù e non mollare. Ciao”.
Io non mollo e vado avanti a disegnare, vado avanti con le collaborazioni alle produzioni Trax, a suonare con gli Spirocheta Pergoli.
Un giorno scrivo una lettera a Freak Antoni, che conosco dai tempi degli Skiantos. Da poco ha abbandonato gli Skiantos, dice che non si diverte più, e ha in testa altri progetti. Mi risponde dicendo che ha una nuova band, e che si chiamerà Beppe Starnazza e i Vortici. Mi dice anche che il disegnino che ho fatto a piè di lettera l’ha fatto molto ridere. Per caso voglio fare la copertina del loro 45 giri e il manifesto del tour?
Certo che voglio. Li disegno al volo e parto a Milano per farli vedere alla casa discografica.
Quel giorno ho un appuntamento con Storiestrisce, cooperativa di autori di fumetti che gestisce anche nuovi autori per Linus e Alter, dentro ci sono Mattotti, Elfo, Franco Serra, Cadelo.
Vado da loro, vedono le mie storie, interessanti ma… troppe frecce, troppi zigzag. 
Per fortuna vedono il materiale che ho preparato per Beppe Starnazza e i Vortici. Perché non farci delle storie brevi per Linus con Freak Antoni ai testi. 
Già, perché no?
Per fortuna Roberto Antoni aderisce all’idea, e nell’arco di un mese produciamo qualcosa, e la prima storia viene pubblicata su Linus.
Il mio stile passa a un un ulteriore stadio, inizio un fumetto breve scritto dal mio amico Mimì Colucci, un breve racconto di perversione infantile, con una ragazza dalle grandi tette e un ragno. Troppo estrema per Linus.
La disegno in due notti, la mando a Frigidaire. Un mese dopo sono sulla rivista più bella del mondo.
Il resto è in discesa (quasi). 


Note:
1- TRAX era un esperimento di autoproduzione che metteva insieme arte postale, fanzine, musica, grafica, fumetti e concerti live con collaborazioni dai vari angoli del mondo. Senza filtri, senza rete producevamo materiali caotici e magmatici. TRAX viene considerato dall’esperimento sociale-artistico Luther Blisset e dal collettivo-fantasma Wu Ming come il primo agglomerato di idee che rifiutavano la figura dell’artista come demiurgo segaiolo e autoreferenziale. Fondata da Vittore Baroni e Piermario Ciani, aveva tra i contributi costanti mie illustrazioni, fumetti, musiche e performance.

2- SPIROCHETA PERGOLI era la mia prima band, inizialmente braccio musicale di TRAX.
Gruppo di musica anarco-infantil-elettronica. Formata da me, Alberto Mineo, Enrico Friso e Fabio Beltrame. 



lunedì 27 gennaio 2020

Arte, che tu sia Fiera!

Ma fiera de che? Riflessioni su Arte Fiera attraverso una manciata di immagini.
Quest'anno, come ogni anno, si è svolta Arte Fiera a Bologna. Io gironzolavo lì. Per il primo anno avevo la tessera Vip. Invece di lamentarmi come ogni anno rivendicando il mio ruolo di outsider, quest'anno ho mandato una mail di richiesta alla direzione di Arte Fiera, e udite udite, mi hanno risposto e me l'hanno mandata, sapevano chi ero ed erano contenti della mia presenza. Per cui è vero che i pregiudizi a volte sono biunivoci.
Me la son presa comoda, e in tre giorni sono andato in giro per la Fiera e per la città a guardare cosa succedeva. Ho deciso di raccogliere le mie impressioni in una ventina di immagini per me significative. Non rappresentano il meglio della fiera, che tutto sommato è un fiera ridotta, segno della recessione e un pò della periferia dell'arte contemporanea che è l'Italia (a parte la Biennale di Venezia, che però è un'altra questione). Da segnalare infatti la totale assenza di gallerie straniere e la contrazione degli spazi. Queste immagini rappresentano le mie preferenze, legate all'emotività e all'emicrania del giorno, ma anche al fatto che ognuna di queste immagini faccia storia a sè.

1- Opera d'arte involontaria n.1
Immagino sia accaduto a tutti i frequentatori di fiere e biennali quel momento in cui la casualità scodella l'opera d'arte perfetta, quel momento in cui il luogo, un oggetto banale e il comportamento delle persone danno vita a un'opera inconsapevole. In questo caso nell'area fumatori, su uno dei terrazzini esterni, ho fotografato questo. I fumatori hanno metodicamente ricoperto questo corrimano di mozziconi, perchè non c'era un portacenere e perchè spegnerli per terra faceva brutto. Molto meglio così, vuoi mettere? Sembra un opera di Spoerri, ma ibridata con una delle tipiche architetture industriali ritratte da Andrea Chiesi.



2- Andrea Chiesi
Ed ecco qui Andrea che mostra orgogliosamente alcuni dei suoi nuovi disegni su carta. Di solito è conosciuto per grandi quadri monocromatici di ambientazione periferica. Andrea è uno di quegli artisti schivi e di poche parole, e che rispetto profondamente. Una grande dedizione al lavoro, una grande concentrazione e una qualità che va al di là delle correnti e di quello che conviene produrre. E' partito con lavori cupi e inquieti era continuato con una pazienza certosina al limite della maniacali, ma che non è mai decorazione fine a sé stessa.


3- Laurina Paperina
Laurina è un'altra marziana dell'arte italiana. Il suo lavoro ironico e sadico vive di citazionismo che però non è fine a sé stesso come un autore postmoderno qualsiasi. In lei scorre forte l'underground e un'irriverenza sbarazzina che si proietta su video, grafiche, dipinti, ceramiche, piccoli fumetti. Non è famosa quanto dovrebbe. Mi è molto simpatica, è come se ci conoscessimo da una vita, ma questa è stata la volta che ci siamo potuti vedere dal vivo, e ne siamo stati felicissimi.




4- Pinocchio
In pieno trend topic alla Galleria Mazzoli due Pinocchi diversi, quello di Sandro Chia e quello di Marcello Jori. In questo momento Pinocchio a quanto pare è molto gettonato. Non solo da Garrone con il suo ultimo film, ma a quanto pare ci sta lavorando Del Toro, e pure Zemeckis sta preparando il suo. Boh? Capisco che sia un racconto metaforico e affascinante (a quanto pare ben aldilà delle intenzioni iniziali di Collodi), ma è possibile su questo tema fare qualcosa di nuovo? Oppure è talmente radicato nella memoria dell'immaginario collettivo da essere ormai un semidio con cui puoi fare di tutto senza annoiare mai?




5- Rorshach- Oursler
Era da un pò che non seguivo le ultime realizzazioni del video-scultore Tony Oursler, a parte le ultime malinconiche e strappacore collaborazioni con David Bowie prima che lui morisse. Questa piccola videoscultura ipnotica (diversa dalle installazioni che lo caratterizzano di solito) mi ha ricordato perchè lui è un fuoriclasse.



6- Kenji Sugiyama: Cell-Inside of myself 1
Avete presente Hereditary, il film horror di Ari Aster? Nel film la protagonista è un'artista contemporanea che costruisce maniacalmente stanze e avvenimenti che ha vissuto attraverso diorami in cui riproduce tutto in perfette miniature. Questa opera me l'ha fatto venire in mente, anche se le opere nel film erano più interessanti. Questo gioco di specchi che riflette all'infinito prospettive all'interno di camere in miniatura, l'ho visto svariate volte, ma a me piace da sempre il labirinto dei luna park, per cui come dire, quando una cosa piace ai bambini...


7- Opera inaspettata e involontaria n. 2 : Mark Ryden
Anni fa, nel mondo legato all'arte post underground e neo pop, Mark Ryden era praticamente Dio. Un suo quadro era andato in asta a un milione di dollari e quindi aveva fatto il salto. Ora quel tipo di arte si è trovata a un bivio, tra accettazione da parte del mercato "alto", e la tentazione di rientrare nell'oscurità. Oggi quel movimento mi sembra un pò sbiadito, e la stessa rivista Juxtapoz, fondata dal grande teorico-artista Robert Williams (ora da lui abbandonata), è diventata quasi una rivista di arte "seria". Vicino alla stazione ecco qui un vecchio manifesto di Mark Ryden  sulla vetrina di un negozio dismesso, chissà cosa era in origine? Un negozio di pipe ad acqua e bong, con ammennicoli in finto argento, anelli con il teschio e magari un piccolo studio dove facevano tattoo all'interno. Il manifesto, strappato e circondato da vecchi tag su fondo nero mi sembra sintomatico che qualcosa è passato.



8- Do ut Do all'Archiginnasio
Do ut do è un'associazione no profit legata alla Fondazione degli hospice della Seragnoli, industriale di Bologna che da anni costruisce spazi dove si garantisce una fine vita decorosa per malati terminali. Gli hospice sono strutture moderne e totalmente gratuite, basta fare domanda e vedere se c'è posto. Sono un'iniziativa civile per cui molti artisti, nel corso degli anni, hanno donato opere che poi sono andate in asta e vendute per finanziare gli ospedali. In fiera e in città venivano esposte un pò di queste opere. Nella sala anatomica dell'Archiginnasio era esposta questa foto che ritrae parte degli artisti e delle persone che hanno collaborato a questa operazione, e senza troppe battute sembrava proprio il luogo adatto. Nella foto di Giovanni Gastel ci sono anche io piccolino, da qualche parte, vicino ad Alessandro Mendini, che è stato il padrino di tutta questa piccola, grande impresa.



9-Mirko Baricchi
Mirko è un'artista che conosco da molto tempo, ed è l'esempio di come gli artisti apparentemente più esoterici siano nel privato persone molto concrete. Nelle sue opere si percepisce il ribollire perenne di forze ancestrali e naturali, che movimentano l'inconscio di chi le guarda. Questo non impedisce a Mirko di essere un grande esperto e lettore di supereroi, senza contare che è un accanito divoratore di serie televisive come me, per cui quando ci vediamo parliamo di quello, e l'arte ce la lasciamo alle spalle. 



10- Sconosciuto: Fantozzi e John Wayne
Lo so avrei dovuto fermarmi e chiedere lumi ai galleristi sull'autore di questi ritratti che i miei occhi intercettavano ogni volta che passavo davanti allo stand. La mia pigrizia me l'ha impedito, e mi sono trovato questa foto senza sapere chi fosse l'artista. Quei volti sfocati ma riconoscibilissimi, di due icone della cultura pop non stonavano nel contesto. Da "è una cagata pazzesca", dichiarazione liberatoria che con il tempo è diventata la scusa per la critica più ottusa e conservatrice a the Duke, attore e uomo tutto d'un pezzo reazionario. Credo che l'accostamento non fosse casuale, ma forse è un'idea mia.


11- Dino Candelo- Dante Ferretti- Federico Fellini : Venusia
Quando si arriva a Cinecittà si viene accolti da questa grande testa, utilizzata all'inizio del Casanova di Fellini in una scena memorabile. Contestualizzata in fiera è un momento in cui si respira, ci si ristora e ci si rincuora, e fa pensare che forse se siamo stati capaci di produrre quel tipo di cinema, magari possiamo ripetere la magia. Ottimista?


12- Giacomo Costa
Da anni Giacomo propone i suoi paesaggi digitali negli spazi della galleria Guidi e Shoen e in giro per il mondo. I suoi paesaggi del futuro realizzati completamente con software di modellazione 3D sono un affascinante squarcio sul futuro che ci aspetta, sul presente, o su un passato tecnologico che abbiamo dimenticato. Il suo lavoro omaggia (o critica) le tecnologie legate al Bosco Verticale, ma io ci vedo anche un pizzico di Syd Mead, compianto scenografo-designer del miglior cinema di fantascienza.


13- Erki Kurenniemi : doppio vinile.
Nel Padiglione esterno ad Arte Fiera, L'Esprit Nouveau disegnato da Le Corbusier, c'è una mostra dedicata a Mika Taanila, artista, grafico, filmaker finlandese di cui non me ne fregava un beneamato cazzo, ma che ha fatto un documentario emozionante su Kurenniemi, pioniere della musica elettronica e della digitalizzazione della personalità. Già un pò di anni fa teorizzava la possibilità di registrare digitalmente la propria persona nel web, per poi rinascere dopo la morte. Ricorda un episodio di Black Mirror. Kurennienmi è morto, chissà se ha deciso di fare solo l'osservatore dall'etere o se si è reincarnato in qualcosa o qualcuno.


14- Besta Bestrizal: Moonlight Junction
Bestrizal è un artista di Sumatra, malato come me di horror vacui. Siamo diversi, ma sento qualcosa in comune. E' più giovane di me, ed è ancora ossessionato dal riempire lo spazio di qualsiasi cosa, e di dare ad ogni dettaglio un significato. Tra un pò subirà anche lui il fascino del vuoto e smetterà di affastellare segni come un accumulatore seriale (lo spero per lui). 


15- Opera inconsapevole n. 3: Teca con prototipo e progetti scenografici per burattini.
All'Archiginnasio di Bologna ho trovato una piccola mostra sui burattini, con disegni, progetti scenografici e prototipi. Quando il contesto è tutto. Immaginate questa teca spostata in un museo e con una didascalia diversa. Sarebbe una perfetta inquietante installazione dei fratelli Chapman, o meglio di Paul McCarthy.



















domenica 1 dicembre 2019

Attori Malinconici. Il concerto di Faust'O.

Avevo più o meno 18 anni, e alla radio facevano sentire quelli che definivano, "i nuovi cantori della new wave all'italiana", e tra le tante canzoni imbarazzanti emergeva " Attori malinconici", di Faust'O, che riuscii a registrare al volo dalla radio, e la misi alla fine di una cassetta in cui avevo registrato Bowie.
Era il finale perfetto. Ascoltavo Station to Station e poi, alla fine, con un pò di fruscio, appariva la canzone di Faust'O, al secolo Fausto Rossi.
Faust'O ha fatto un pò di dischi, dischi di culto per molti. La sua voce roca e bassa, la sua maniera surreale di scrivere i pezzi erano qualcosa di personale nel panorama italiano, poi come molte piccole leggende degli anni 80 è sparito, per riemergere qualche anno fa dalla nebbia.
Ieri sono andato a vederlo in un locale sgarruppatissimo. Mia sorella faceva la dj e mi ha avvertito che ci sarebbe stato, e siccome praticamente il locale era dietro casa, allora ho detto "perchè no?".
A volte i "perchè no?", bisognerebbe lasciarli perdere.
Il concerto doveva essere per le 21, ma è cominciato verso mezzanotte.
Fin qui va bene, ma si sa che se in veneto si comincia ad aprire un locale alle 21 a mezzanotte sono già tutti ubriachi spolpi.
A parte questo piccolo dettaglio in questo locale ricavato da un vecchio locale in stile country and western, risistemato alla buona e colmo di cianfrusaglie che dovrebbero essere portate in discarica trovo un bel pò di gente giovane piena di entusiasmo e di voglia di fare, che quando Faust'O pubblicava i suoi dischi non erano nemmeno nati, un pò di vecchi punk, alcuni strizzati dentro chiodi di pelle che li trasformano in salumi e altri con accenni di parkinson. Un pò di tristezza e di birra aromatizzata alla canapa. Le due band di supporto sono:
1- Banda di shoegazer che dopo un ora di prove si esibisce in una mezz'ora di musica che un pò ricorda i Sonic Youth, un pò i Radiohead e un pò tutte le band indie del mondo, anche se negli ultimi 50 secondi mi son piaciuti.
2- l'altra band improvvisa, sono tutti molto bravi tecnicamente, ma dimenticano la regola che un gruppo spalla dovrebbe suonare per molto meno tempo rispetto all' headliner.
Faust'O l'ho visto già prima che inizi a suonare aggirarsi nel locale, è gentile, smarrito e molto vecchio e stanco, sembra Patty Smith e anche un pò la Befana. Ha un maglioncino blu, un paio di pantaloni marroni e delle scarpe scamosciate. Sembra l'utente tipico dell'usl del primo mattino e mi dico "speriamo bene".


Sale sul palco e ci mette 10 minuti buoni a sistemare il leggio insieme ad un'altra persona, quando sto pensando se è il caso se fare un salto a casa per prenderne uno di aggiustato inizia il concerto.
Prima vuole recitare una poesia di Burroughs, per fortuna prima che la gente cominci a toccarsi i maroni la poesia finisce, ed è pure bella: "Thanksgiving day", poi iniziano a suonare.
La band è formata da ragazzi preparati e quadrati, suonano precisi, lui inizia a cantare un pò imbarazzato, la voce si sente poco, ma mano a mano prende coraggio e si fa più decisa.
Sembra quasi ringiovanito, ogni tanto. Anche se viene interrotto da imprevisti (ubriachi sul palco, perdita dei testi da leggere che non ricorda più, faretti puntati sugli occhi, il leggio che sale e scende, il rischio di inciampare sui cavi), so che porterà avanti il concerto eroicamente.
Ogni tanto si guarda intorno e si mette a ridere da solo, come a dirsi :"che ironica è la vita".
Io non aspetto che finisca, è tardi, affronto la stradina piena di fango che mi porta a casa, troppi attori malinconici per me stasera.






domenica 3 novembre 2019

Cosa ci faccio qui? Lucca Comics 2019

Quest'anno sono a Lucca Comics come osservatore.
Non è un ruolo che mi è stato dato da chissà chi, ma dal momento che non avevo libri in uscita e che potevo permettermi 4 giorni di festa ho deciso di andarci.
A me piace fare l'Osservatore, ma mi rendo conto che il mio atteggiamento sornione e solitario viene visto in maniera strana in questo ambiente. A volte leggo negli occhi degli interlocutori la domanda "è venuto qui senza nessun libro da promuovere e va anche a sentirsi le conferenze! Ma cos'è, matto?".
Per me Lucca Comics, come Treviso Comics, come il Comicon di Napoli, sono una occasione piacevole, insieme al Bil Bol Bul di Bologna (che però frequento meno assiduamente). Gli altri festival li frequento solo se invitato, non per cattiveria, ma semplicemente perché ho anche una vita e diversi lavori da seguire e se uno andasse a tutti i festival sparsi per l'italia e nel mondo non ce l'avrebbe più una vita, poi per me i giorni in cui vivo queste kermesse affollate, spesso piovose, piene di cibo velenoso e di cessi chimici, di sudore, di mal di piedi e di schiena, di editori e di operatori del settore che si lamentano o che sono eccitati per motivi futili sono una specie di dipendenza. Un pò come fare fumetti.
Quando incontro gli autori di fumetti uno degli argomenti top di cui si parla è sempre quello: Soldi.
Quanto paga quell'editore, quante copie hai venduto, se vale la pena autoprodurre un progetto, quell'editore è alla canna del gas, quell'autore ha mollato perchè è diventato papà e adesso lavora per un idraulico, è entrato quell'editore nuovo che paga bene e naturalmente tutti ci si buttano addosso subito come avvoltoi e lo spolpano, quell'autore è bravo ma non se lo caca nessuno, quell'autore fa cacare ma tutti lo fanno pubblicare, perchè? E naturalmente un pò di gossip su Recchioni, che tanto non si negano a nessuno in nessun festival italiano che si rispetti.
Quest'anno ho notato che era un pò meno di moda prendersela con lui per qualsiasi male del fumetto italiano, forse perchè tutti quelli che 5 anni fa dicevano "durerà poco" si sono arresi all'idea che il fumetto è destinato a fare i conti con lui per un bel pò, nel bene e nel male.
Ah che bello! Finché le polemiche sono queste per lo meno il mondo delle bollette da pagare, del lavoro che si accumula, del governo etc etc è tagliato fuori. Per modo di dire.
Scoppia la polemica sul matrimonio di Dylan Dog, che si sposa con? Groucho.
Beh bella sorpresa. Gente che si strappa le vesti per niente, questa storia del matrimonio di Dylan con Groucho è come la morte di Superman, o Batman paraplegico. Tutto cambia, ma poi si riforma, tranquilli, su.
Altra polemica per dei cosplayer vestiti da nazisti. Stupidi loro, se avevano l'accortezza di vestirsi da nazisti zombie tutto filava liscio. D'altra parte ci sono pacchi di cosplayer vestiti perfettamente in assetto da militari di tutte le fogge, e non credo che siano frequentatori di centri sociali, i cosplayer vestiti da nazisti rendono solo più palese il clima che sta attraversando il nostro paese, mica perchè si parla di fumetti, anime, videogiochi etc si può pensare che siamo in un mondo a parte.
Quest'anno sono ospite, come spesso accade in questo periodo, da Vittore Baroni, esperto tuttologo di moltissimi argomenti (musica, arte, mail art, fumetti, letteratura, underground). Vive a Viareggio, sono 15 minuti di treno da Lucca, come prendere una metro di poche fermate a Milano.
Anche Vittore viene ogni anno coinvolto in qualche presentazione di libri, quest'anno per Jesse Jacobs (giovane talento psichedelico), e  Igor Hofbauer ( grande disegnatore punk dell'est).
Ogni sera quando torno da Lucca Comics mangiamo e poi passo il tempo con lui a visitare la sua sterminata biblioteca e collezione di dischi dove c'è proprio tutto, e poi prima di andare a dormire ci vediamo qualche serie televisiva. Quest'anno abbiamo visto la pessima Guerra dei Mondi (serie inglese di sole tre puntate, per fortuna), maledetti inglesi, una volta erano sinonimo di qualità. Vediamo anche qualche puntata di Flea Bag, ma sono troppo stanco per apprezzare la sequela di battute ironiche e salaci, la mattina mi alzo alle 7 per prendere poi il treno delle 8 e scansare le folle che vanno al Comics (come lo chiamano i locali).
Praticamente in questi giorni tutta Viareggio e dintorni si sposta in blocco a Lucca, a giudicare dalle file chilometriche per prendere il treno del ritorno alla sera, tra ambulanze che raccolgono persone colte da malore, e bambini che mi pigliano a calci nello scompartimento del treno. E cani. E neonati. E carrozzelle gigantesche che fendono le folle come autoblindo. E cosplayer poveri. E cosplayers ricchi. E Steampunkers vestiti di tutto punto perfetti ma con lo zainetto Invicta di Hello Kitty e brutte scarpe da ginnastica. E manga che ormai non riconosco più. E quello vestito da Rocco Siffredi in vestaglia rossa ed enorme sacchetto di patatine. E un Messner farlocco in compagnia di uno vestito da Yeti. Mi fermo qui altrimenti l'elenco andrebbe avanti all'infinito, in un universo in cui tutte le creature immaginarie, cinematografiche e televisive formano un unico blog mormorante.
Presento il documentario di Daniel Oren sul rapporto tra mondo del fumetto e social.
Vado alla conferenza di Sio e Alfredo Castelli, in cui parlano dell'omino Bufo.
Alla conferenza di Fumettibrutti e Laura Scarpa rapido scambio di battute: Fosse venuta da te, tu avresti pubblicato FumettiBrutti? No. Bè tanto io ho vinto questo questo questo e questo. Prrr! dialettica stringata.
Leo Ortolani parla dello spazio.
Più tardi invece parla l'ospizio, ovvero io, Scozzari e Liberatore che discutiamo di Mattioli. In realtà siamo più giovani di tanti giovani! Come no? La mia schiena e una fastidiosa tendinite a un braccio dicono il contrario. Scozzari è sorprendentemente tenero e gentile. Massimo Mattioli se la riderebbe dietro i suoi glaciali occhi azzurri.  Il tempo passa.


Giacon, ma sei dimagrito un casino, come hai fatto? Eh la cura dimagrante migliore è la malattia. A questo punto il mio interlocutore cambia discorso come se fossi un lebbroso oppure diventa molto protettivo.
Cosa farei per un pò di affetto...
Vado al ristorante l'Imbuto di Cristiano Tomei, dove espongono la mia carta da parati disegnata fresca fresca per Styl'Edition sotto la direzione artistica di GUM Design. Il ristorante è davvero nascosto. Dentro una costruzione medievale che ospita un meraviglioso giardino (pieno di cosplayer), c'è una porticina bianca, si suona un pulsante bianco e si entra in un ristorante bianco dove gentili cameriere vestite di nero mi lasciano fotografare tutto, ma ovviamente non essendoci Tomei non posso azzardarmi a elemosinare una degustazione. E poi non ho tempo, qui si corre da una cosa all'altra, vado al padiglione Editori di Piazza Napoleone.


Saluto Igort, fresco di investitura come regista di 5 è il Numero perfetto in giro per il globo, e parliamo di Linus, con cui collaboro da 6 mesi, e di nuovi assetti della rivista. In questo numero parlo di Stan Lee e Jack Kirby con due paginette spero divertenti.

Per un attimo ho una visione. Roberto Raviola, in arte Magnus, sta guardando dei fumetti vicino a me. No è un sosia, a meno che non sia il più intelligente cosplayer del mondo. La somiglianza è impressionante.

Passo a trovare Nik Guerra e Cristina in un padiglione contiguo. Nik, uno degli unici disegnatori dark- erotici-psychobilly-porno italiani, che in tempi in cui tutto deve essere politically correct mi dice che la gente non coglie più l'ironia dell'eccesso che stilla in gran quantità da tutta la sua produzione.
Firmacopie da Panini per il mio libro Ed è Subito Serial. Ultime copie siori e siore. Di fianco a me Chris Claremont con una coda di 400 persone. Nell'altro fianco Don Rosa, che in America confessa ormai non se lo incula più nessuno, ma qui fa una coda di 300 persone. Io ho davanti a me l'unico spazio di vuoto di tutta Lucca, e lo contemplo con fascino zen.
Il giorno dopo per fortuna mi rivitalizzo e parlo di serie tv in diretta streaming insieme a Marco M. Lupoi e Sefania Simonini. Noto anche che è uscito il ricettario della cucina di Downtown Abbey. Le ricette alla mia portata sono giusto un paio, tra cui l'insalata di sardine, che saprebbe fare anche un bambino di 4 anni.
Mi perdo LRNZ che disegnerà sotto ipnosi, mi perdo la conferenza di Stigma, mi perdo la Self Area, però faccio un salto al Borda festival, l'antifestival dove trovo gente che si incontra a tutti i festival underground d'Italia, e anche qualche mio ex studente sveglio.
Il quarto giorno piove di brutto, anche i giorni scorsi aveva piovuto, ma il tempo era stato abbastanza clemente, io che ho visto cosa diventa Lucca Comics di sabato e con la pioggia decido di tornare a casa, con il solito carico da urlo di libri, che probabilmente finirò di leggere l'anno prossimo.





Lascio Vittore e Viareggio, contemplo il quadro che ho fatto per lui in cui ritraggo i tre di Trax, ovvero lui, Piermario Ciani e me, con un pò di nostalgia, ma che non fa per me. Ci sono ancora tanti disegni da fare, maledizione.




domenica 20 maggio 2018

Ve lo Meritate Young Signorino

Ogni generazione ha la musica  che si merita.
Fino a un mese fa non sapevo assolutamente nulla su Young Signorino, poi mi è stato segnalato il suo video,  me lo sono visto, e in qualche settimana sapevo già tutto sul soggetto in questione, e in più mi sono letto in rete tutte le peggio cose contro e pro lui e la sua musica. Certo, perchè alla fine la cosa che mi sembra che venga lasciata più da parte è la musica, o per meglio dire il suono.

Young Signorino
Mmh ha ha ha

Esistono due tipi di estremi musicali : il silenzio di John Cage con il brano 4.33 e il rumore bianco generato da qualsiasi sintetizzatore o oscillatore sonoro. Mi dispiace ma più di questi estremi sonori e musicali non si può fare, sì, ci sono stati alcuni esperimenti come le basse frequenze dei Throbbing Gristle  (si rinchiusero in una stanza imbottita sparando basse frequenze talmente potenti fino a farsi sanguinare le orecchie), o sulla ripetitività del ritmo  (un gruppo di studenti americani venne rinchiuso in un spazio dove veniva suonato ad alto volume e per 24 ore di seguito il disco “Drumming” di Steve Reich, il risultato fu che alcuni supplicarono di uscire, altri si unirono a fare dei cori, altri cominciano a percuotersi il corpo, altri rientrati a casa dall’esperimento distrussero la loro collezione di dischi e altri divennero percussionisti). Ma fermiamoci qui, dato che potrei andare avanti con aneddoti musicali e sonori all’infinito (ma sempre in misura molto minore di Vittore Baroni, come me appassionato di “musica incredibilmente strana”).
Young Signorino è un genio e un innovatore? Direi di no, ma nemmeno il segno dell’apocalisse dell’intelligenza, della musica, del buon gusto e dell’arte.
Cosa ci aspettavamo, che la merda melodica che ascoltiamo alla radio tutti i giorni non producesse reazioni?
Che i giovani fossero per sempre destinati ad apprezzare Laura Pausini, Tiziano Ferro e Marco Mengoni? O il rap con il ritornello da spiaggia di J-Ax e Fedez?
Negli ultimi anni i giovani sono stati educati a pensare che la vera musica era tornata appannaggio di chi la sapeva fare, con X-Factor, The Voice ed Amici in cui il talento musicale si misura in termini di quanti gorgheggi riescono a fare gli aspiranti cantanti professionisti in un nano secondo.
E invece la musica non è sempre così.
Un tempo chi voleva uscire dagli schemi del bel canto, del bel ballo e della bella musica armonica finiva nel gruppo dei personaggi strambotti, e quindi relegato a oggetto di culto per pochi nerd che ne apprezzavano la carica eversiva data dalla loro scarsa professionalità, grazia e creanza.
Oggi però c’è You Tube, e se sei bravo a lavorare sui social e con il passaparola puoi diventare una star anche se non canti come Nat King Cole.
In musica c’è sempre stato il culto della professionalità, questo ha fatto la fortuna di professionisti come i Pooh o tipo Marco Masini, che pur facendo cagare non bisognava criticare perchè “erano fior di professionisti”.
Ma ci sono sempre state generazioni che se ne sbattevano di saper suonare tremila note, e di cantare bene ed essere piacevoli alla vista, e anche se non sapevano fare nulla nel campo del bel canto e del clavicembalo ben temperato ci provavano, a volte anche con risultati che sono rimasti nella storia della musica rock, o chiamiamola “canzone sperimentale”, perchè pur sempre di canzoni, o di “tentativi di”, si parla.
I Suicide, I Residents, I Public Enemy, Aphex Twin, la chitarra di Arto Lindsay.
Immagino che molti critici musicali dopo questa sequenza di nomi storici rabbrividiranno. Ma come mi permetto?
Ho sentito anche citare i dadaisti e i futuristi per spiegare Young Signorino.
E naturalmente questo ha fatto inorridire anche i critici d’arte e gli artisti.
Chissà se Young Signorino conosce il Dada e il Futurismo, se ha mai ascoltato i Pere Ubu o Torture Garden di John Zorn?
Sta di fatto che si tende a mitizzare troppo. Nel libro fondamentale sul Dada di Hans Richter, dove il Dada è raccontato da uno dei protagonisti di uno dei movimenti più estremisti dell’arte contemporanea si desume che i dadaisti erano sì dei fini teorici della “fine dell’arte” , ma anche degli adorabili cazzoni.
La descrizione delle serate al Cabaret Voltaire e delle prime esibizioni di poesia fonetica con Hugo Baal vestito di cartone sono francamente esilaranti, e non molto dissimili dai jeans destrutturati di Young Signorino.
Dobbiamo quindi applaudirlo? No , ma nemmeno demonizzarlo troppo, sapere che fa parte di una delle esigenze che ha il genere umano.
In un bel libro di fantascienza di R.A. Lafferty: “maestro dal Passato”, Tommaso Moro, autore del romanzo “Utopia”, nonché del termine stesso “Utopia”, già decapitato nel passato a causa delle sua integerrima onestà viene riportato in vita in un futuro in cui l’Utopia si è realizzata. L’umanità ha sconfitto le malattie, la morte, la povertà, e la guerra, e tutti vivono in pace e prosperità, ma c’è una minoranza della popolazione del pianeta (una minoranza in crescita), che preferisce vivere in una parte repellente della Terra, dove ci sono ancora morte, malattia, sopraffazione, ignoranza e bruttezza. E la conclusione di Tommaso Moro è che la nostra natura imperfetta ci spinge a desiderare il malessere e il disagio, non c’è niente da fare, finiremo sempre per cercare di rovinarci. E la sua Utopia resterà tale in eterno, e per questa sua schietta onestà intellettuale nel finale viene ri-decapitato e amen.
Per cui Young Signorino non è bello o brutto e non è né un genio o un deficiente. Ho specificato, si tratta di un’esigenza.
Che poi sia costruito o meno non me ne importa, in fondo sono anni che si dicono le stesse cose anche di Maurizio Cattelan.

E adesso una selezione di pseudo canzoni pseudo musicali che hanno formato il mio orecchio e che possono risultare insopportabili quanto Young Signorino:

I Balordi
vengono a portarci via haha
I Balordi erano un gruppo beat degli anni ’60. Per quanto demenziale possa sembrare, il pezzo era già la cover di un “brano” americano di tale Napoleon XIV. Testi da manicomio, sirene dell’ambulanza, urla e un ritmo realizzato pestando monotonamente qualsiasi cosa.



Public Image Limited
Fodderstompf
John Lydon Rotten era uno dei più intelligenti componenti dei Sex Pistols e si accorse abbastanza presto che anche la musica punk aveva i suoi limiti, e che alla fine si ripeteva con i soliti accordi tanto quanto il rock’n roll classico, per cui diede vita ai PIL, gruppo post punk seminale per la musica moderna, dal suono cupo ma allo stesso tempo pieno di riferimenti al dub e al krautrock.
Verso la fine della preparazione del primo disco si accorsero che mancavano ancora 8 minuti, ma il gruppo non aveva idee né tempo di preparare nuovo materiale, per cui il bassista Jah Whobble e il batterista improvvisarono un giro ritmico in stile disco e tutti improvvisarono vocalmente facendo dei coretti in falsetto in cui dicevano ossessivamente “we only wanna to be loved”. Ogni tanto qualcuno si stufava e usciva a fumare, ogni tanto qualcuno mandava affanculo gli altri, e altri mollavano il colpo perchè si erano rotti di questa boiata, (tutto ciò si sente in sottofondo), eppure il pezzo funziona alla grande.




James Change
When your heartache begin.
James-Change -White aveva già infiammato le orecchie con il funk scardinato e no-wave dei suoi Contortions, ma in questa cover di un brano di Elvis raggiunge uno dei suoi top. La voce sgraziata e il sax stridente portano a un finale che metterà a prova la vostra resistenza. Personalmente, quando facevo le serate in cui mettevo su i dischi usavo questo brano come finale, per costringere gli ultimi avventori a togliersi dalle palle.



Throbbing Gristle
Persuasion
I Throbbing Gristle di Genesis.P.Orridge e Cosey Fanny Tutti (non sono dei nomi meravigliosi?) sono stati tra i pionieri della musica industriale in tutte le sue forme.
Persuasion proviene da uno dei loro dischi più “ascoltabili”, “20 jazz funk hits”. Due note di basso corrono per tutto il brano, mentre la voce lamentosa di Genesis con tono salmodiante racconta una storia di perversione e (probabilmente) di pedofilia.
In sottofondo urla di bambini e donne, rumori e un ossessivo ticchettare di un orologio.



Ora immaginate un adolescente sul letto della sua cameretta. Non sa suonare, non sa ballare, è stonato, non è né bello né atletico. Non pensa di essere particolarmente intelligente, non sa rappare, non sa fare le rime. La televisione e il web sono pieni di mostri che sanno suonare la batteria anche con le chiappe nei parchi di New York, di barboni che cantano con voci angeliche, di drogati che suonano la chitarra meglio di Yngwie Malmsteen, di street artist  che in un pomeriggio dipingono un muro di 10 metri con un ritratto realistico di Trump con i capelli in fiamme. In televisione ci sono I Tre Tenorini, Nek ed Eros Ramazzotti che sono in tour con la filarmonica di Varsavia… Poi si attacca a You Tube e vede per la prima volta Young Signorino e Bello Figo.
La vita comincia ad assumere una nuova prospettiva.

domenica 13 maggio 2018

Alack

Ogni mattina, quando mi sveglio e svuoto la vescica, immancabilmente mi viene in mente questa sequenza di Alack Sinner di Munoz e Sampayo. Un fumetto che ha segnato  evidentemente il mio immaginario per sempre. Sarò monotono, ma quasi sempre guardo la tazza del water, piscio, e penso a quella sequenza di vignette. Oggi sembra una sequenza normale, ma all'epoca fece molto scalpore quando negli anni '70 fece da incipit alla storia "il caso Webster", su AlterAlter della Milano Libri.
Molti lettori affezionati scrissero lettere di protesta, perchè quello scorcio di realtà a loro era risultato insopportabile. Dick Tracy e Rip Kirby mica pisciavano.
Mi sono riletto tutto il ciclo di Alack Sinner di Munoz e Sampayo. 4 bei volumoni.
Ho riguardato l'evoluzione del personaggio, delle storie, del modo di raccontare, l'evoluzione del segno di Josè Munoz, il suo bianco e nero lancinante. Se qualcuno ancora si dibatte nello stupido dibattito "il fumetto è arte oppure no?", allora consiglio di leggere queste storie. Forse il fumetto non è sempre arte contemporanea consapevole, ma in questo caso sì. Munoz e Sampayo sapevano quello che facevano. E lo sanno ancora. Ho conosciuto Josè nel corso di questi anni e ne è nata un'amicizia timida e rispettosa. Mi piace la sua serietà, mi piace il suo umorismo nero.
- Josè, ma hai 70 anni, e ancora fumi?-
-Beh, lo sai chico, penso che fumare sia un modo di respirare più interessante-