venerdì 30 marzo 2012

Una serata come tante, a Milano


Come ogni tanto capita, chiamano la mia band (Massimo Giacon & The Blass ovvero io, Fabio, Diego e la pin up  Micol), per suonare a un'inaugurazione di una serata per la presentazione di una rivista d'arte (Kritika). Non che non avessimo niente altro da fare, ma alla fine siamo sensibili alle lusinghe e abbiamo accettato. 
Sono seguite le giornate delle prove, il solito rito dello smontaggio e rimontaggio della strumentazione. Questa volta abbiamo provveduto anche all'amplificazione, con le solite fatiche relative al trasporto di tutto con una sola macchina (quella di quel santo di Fabio Bozzetto, che suona la batteria). 
Il locale è bello, spazioso, anche troppo fighetto per i miei gusti, cerchiamo di risolvere alla meno peggio il problema di suono, visto che rimbombano anche le scorreggie, ma in qualche modo riusciamo a mettere in piedi un set con un'acustica decente.
Non c'è molta gente, non sembra proprio un vernissage delle grandi occasioni, è zona Corso Como, ed è anche presto, in genere il nostro pubblico arriva verso la mezzanotte, mentre qui dovremmo suonare verso le 19.30. Comunque qualcuno arriva, qualcuno se ne va, visto che alle 20 non c'è ancora niente da bere.
Alle 20.10 arriva della piss beer a temperatura ambiente.
Alle 20.30 cominciamo a suonare, il pubblico è venuto più che altro per noi. Non è tanto, ma oltre ai nostri amici fedeli c'è gente simpatica, per cui partiamo di buonumore con la nostra scaletta. Tutto regolare, il pubblico si scalda, io in questa settimana sono dimagrito di 4 chili per cui faccio meno schifo del solito, al quarto brano abbiamo la situazione in pugno. All'inizio del quinto brano in scaletta noto il critico nonché direttore di Kritika (scusate il repeat), che fa grandi cenni di smettere.

foto di Giovanni Piazzalunga

Io non capisco e tiro avanti, seguono i nostri brani classici, Voodoo e Merendine. A metà di Merendine il critico aumenta la sua gestualità, pregandoci di smettere, io penso che sia successo qualcosa, del tipo sono arrivati i vigili (eppure suonavamo a volume abbastanza moderato), oppure a un malore in sala. 
Chiedo se c'è qualche problema, ma non ci viene data spiegazione, una tipa che non ho mai visto prima ci guarda con aria incazzata e severa. Chiedo se almeno possiamo terminare il concerto con un brano e lei sibila qualcosa "sì, ma fuori di qui".
Per il resto della serata mi chiederò cosa abbiamo fatto di male, in fondo è il nostro solito concerto un po' ingenuo e un po' da spettacolo per bambini cattivi, condito da giocattoli, punk-new wave-cabaret-avangarde (lo so, è difficile etichettare quel che facciamo, non ci riesco nemmeno io), con Micol che balla felice e io che faccio il divo del rock un po' andato via con la testa a causa dell'età.
Alla fine capisco che il nostro concerto è stato bloccato poichè la tenutaria del bordello, pardon, studio di architettura, che ospita la serata non gradisce la nostra musica.
"non eravamo preparati a questo spettacolo e alla vocalità del signore e poi questo è uno studio di architettura". Cazzo. Questo l'aggiungo io a puro titolo gratuito.
Sono cose che tutti adorano sentire. A parte il fatto che la scusa sullo studio di architettura la trovo molto originale, potrei obbiettare che abbiamo suonato già in Triennale, il nostro video è andato alla Biennale, e che Mendini e Sottsass, con cui ho lavorato, si sono sempre divertiti con le mie performance musicali, ma non è il caso di insistere, mi sembra. 
In silenzio, e tra i mugugni del pubblico che (prima) se la stava spassando, smontiamo il tutto, nel frattempo mi chiedo chi me lo faccia fare di sopportare queste fatiche e queste umiliazioni a 50 anni passati, ma in fondo sono contento, trovare qualcuno che si scandalizza e reagisce in maniera così palesemente ostile è davvero difficile al giorno d'oggi. 
Ci siamo trovati di fronte a un palese caso di mancanza di comunicazione tra chi organizza l'evento e chi lo ospita.
Uno degli spettatori confessa a Diego (il bassista) che è arrivato oggi a Milano dopo un paio di anni a Londra, e che vedere questa situazione gli ha già fatto voglia di tornare in Inghilterra.
Alle 21.30 siamo già in strada, lo studio d'architettura chiude frettolosamente le saracinesche, io sfilo quel che c'è nel portafoglio a titolo di rimborso al critico di Kritica, che poveretto ci ha coinvolto nella serata di cui era ospite con la rivista, E' molto imbarazzato ed è in una posizione di difesa che lo fa somigliare a un paguro.
Non ho voglia di infierire ulteriormente, mi sembra già abbastanza provato, ha già litigato con gli architetti, con le tipe che hanno organizzanto l'evento e insomma ha esaurito anche le parole di disappunto.
Micol è già andata, ha un sacco di lavoro arretrato e va a scrivere sui Navigli, è stata gentile e disponibile come sempre, ma evidentemente anche per lei tutto ha un limite.
Noi e i nostri amici andiamo a mangiare in una pizzeria-bettola incastonata in zona Corso Como, che sopravvive tra il mignottame dell'Hollywood, nel quartiere monopolizzato da Fabrizio Corona da una parte e le sorelle Sozzani dall'altra. Stranamente non siamo depressi, anche perché che cazzo centravamo noi in quel contesto?
Si dirà che è una magra consolazione, ma al momento ci basta, certo potevamo fare casino e scatenare una rissa, ma a differenza di quel che si può pensare vedendoci, siamo persone educate e gentili, il che a quanto pare non serve a niente.
Come diceva un tempo Freak Antoni "non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti", ma in realtà non c'è nemmeno gusto ad essere "stupidi". 

foto di Josè Sala



venerdì 23 marzo 2012

He is coming out...

... E intanto si preparano concerti, si impaginano cataloghi, si preparano mostre, si cerca di esser pagati, si fanno i conti, si decorano tavoli, si dipingono mobili... Tutto nella preparazione di cose, oggetti ed eventi inutili che devono essere pronti per il Salone del Mobile a Milano. Lui intanto sta per uscire...





lunedì 19 marzo 2012

Se Telefonando...

Ore 0: 57 ricevo una telefonata.  Guardo lo schermo del cellulare, non è un numero sconosciuto, nè criptato. E' un numero che non ho in rubrica. Potrebbe essere chiunque…E se fosse qualcuno che conosco che sta usando il cellulare di un'altro per un'emergenza? Rispondo.
Dall'altra parte una voce femminile: "scusa, ho fatto questo numero a caso, io prendo le tre terzine di numeri che compongono le utenze dei cellulari che ho in rubrica, le mischio tra di loro e poi chiamo. In questo modo becco sicuramente qualcuno, perché così viene sempre fuori un utenza telefonica reale, solo che io non so mai chi è quello che mi risponde, tu chi sei?".
Io penso che sia uno scherzo, cerco di tendere l'orecchio, di solito in questi casi si sentono risatine soffocate sullo sfondo, e la voce di chi chiama è incrinata dalle risa trattenute.
Non si sente nulla. Resto sul vago, rilascio le mie generalità .
" Sono a Milano, sto disegnando"
" Io sono nelle Marche, faccio la regista di documentari e di corti".
Allora tra me e me penso che magari è una che sta facendo questo per raccogliere materiale umano, traendo idee da varie conversazioni e disperazioni telefoniche. Anche a me piace il materiale umano, per cui sto al gioco.
" Queste telefonate le fai spesso?"
Nessuna risposta.  Poi…
"Tu prima mi dicevi che disegni, e che disegni?"
"Disegno di tutto, ma sostanzialmente disegno fumetti"
"Oh che bello, allora magari ti ho visto in libreria".
Questa parte della conversazione mi dà un pò di informazioni, ovvero che non sto parlando proprio a una sprovveduta, la sua risposta sottolinea che
A: sa che i fumetti si vendono ANCHE in libreria, per cui le frequenta. 
B: sa che esistono autori che non disegnano solo per i "giornalini ", ma che pubblicano libri, per cui il sospetto che si tratti di qualcuno che mi conosce comincia a farsi strada.
Mi chiede com'e il mio lavoro, e io parto con uno dei miei soliti pippotti su come fare fumetti sia la più efficace "Simulazione di Dio" a basso prezzo esistente sul pianeta , eccetera eccetera. Lei risponde che è proprio vero, e che anche fare la regista ha molti punti in comune, soprattutto lavorando con gli attori e bla bla bla , a un certo punto si ferma.
" Un momento, qui stiamo divagando. Io in realtà ho telefonato perché volevo scopare".
Silenzio. La battuta mi esce poco dopo.
"Eeeeh cara amica, mi sopravvaluti, non è che ce l'ho così lungo! "
"NOOOO, voglio dire, ehm… che io sono una molto cerebrale, mi eccito così".
Numerose domande mi si affastellano in testa: Ma allora è uno scherzo sul serio? Cosa vuol dire che è cerebrale, devo declamare un testo di filosofia? Metto giù il telefono? Devo dirle delle porcherie? E quali? Tra tutte, la domanda meno eccitante : Mi sta fregando dei soldi via etere?
Giriamoci un pò intorno…Vediamo se è una che telefona per tirare bidoni.
"Ma conosciamoci un attimo…fai la regista? E allora qual'è l'ultimo film che hai visto?".
- ho visto "Quasi Amici"- 
Se non sbaglio Quasi Amici è un film francese, a grandi linee mi sembra di aver capito che parla di un riccone paralitico che viene accudito da un poveraccio di origini etniche (non domandatemi l'etnia, il film mica l'ho visto). Dopo un momento di odio e diffidenza iniziale finiranno per diventare amici, ognuno imparerà grandi lezioni di vita dall'altro e bla bla bla. Il classico buddybuddy movie in salsa francese, ma che allo stesso tempo è piaciuto a qualche cinefilo, un pò come i film di Ozon. In genere è proprio il tipo di prodotto che io evito come la peste.
Però è strano… Come mai una che fa uno scherzo o sta cercando di tenerti al telefono perchè chissà con quale diavoleria elettronica ha trovato il sistema per rubarti dei soldi facendoti stare in linea più tempo possibile deve tirare fuori un film del genere? Se voleva fare l'intellettuale banale poteva dire che si era rivista un qualsiasi film di Kubrick, se era una grezza poteva citare l'ennesima stronzata di Brizzi.
La  conversazione continua, anche se adesso si è trasformata più che altro in un monologo, e nei successivi 10 minuti :
Mi recensisce il film ( a questo punto, anche se avessi avuto la minima intenzione di vederlo ho definitivamente cancellato l'opzione) . Mi dice il suo nome e cognome (non chiedetemi chi è, giuro che me lo sono dimenticato pochi secondi dopo), mi dice che si è scolata una bottiglia di Nero D'Avola, mi dice un paio di  perle filosofiche fai da te  a cui è evidente non crede nemmeno lei e a un certo punto si blocca:
- Scusa, cercavo un toy boy per la serata e invece ho trovato una persona meravigliosa, davvero, a me basta così, sono davvero soddisfatta, ti auguro ogni bene, ogni fortuna, ti bacio le sopracciglia, addio.-
Cerco di pensare positivo, e mi dico che evidentemente si è accorta dell'orario e dell' inconcludenza della nostra conversazione.  Magari se si sbrigava ce la faceva a fare un'altra telefonata per trovare qualcuno che le ansimasse sconcezze all'orecchio, per cui ciao ciao. "Ti bacio le sopracciglia" ?  Bleah.
Ho guardato il visore del cellulare per un pò, immaginando di avere un aria decisamente stupida.
Prima di andare a dormire mi son fatto una sega alla sua salute.



giovedì 23 febbraio 2012

E a un certo punto...

... e a un certo punto, mentre presenzi alla festa di una artista emergente che è anche un tuo fan, immerso nella folla di gente che ti conosce, di critici, di artisti, di amici e amiche, di artisti che anche loro fanno i musicisti, di galleristi che vogliono lavorare con te, di collezionisti che vogliono comprarti qualcosa, dopo una giornata in cui ti sei rotto i coglioni per correre dietro al collezionista americano, o per fare quei pezzi unici che devono andare al Salone del Mobile, o rispondere sì o no grazie alla piccola ma importante rivista che ti chiede se hai del materiale meraviglioso da cedergli gratis, e dopo la telefonata dell'editore che ti sollecita ad andare avanti con il nuovo progetto di graphic novel, e l'azienda di design che ti dice che ti devi programmare per fare il catalogo e il filmato promozionale per i tuoi oggetti, e le note in agenda dove ti accorgi che oggi dovevi telefonare al tuo gallerista che dopo la Fiera di Bologna non si è fatto più vivo, e anche che dovevi  iniziare a lavorare veramente sui nuovi pezzi per la mostra da un altro gallerista e invece non hai ancora fatto nulla, e poi ci sarebbe da pensare a quella storia di due pagine per XL, e magari a quel pezzo di murale da fare a Roma... Insomma realizzi che non te ne frega nulla.
Non te ne frega nulla perchè sai già cosa succederà nel futuro:
Sai che la tua futura graphic novel andrà come le altre, resterai un autore di culto apprezzato da amici e colleghi ma recensito poco e distrattamente, e con vendite ne buone nè cattive, non riceverai mai un premio ufficiale per le fatiche di tutti questi anni.
sai che sarai conosciuto e lodato per i tuoi oggetti di design, ma buona parte dei tuoi sforzi e della tua creatività non verranno retribuiti e riconosciuti a sufficienza, dato che comunque sei un fumettaro, di conseguenza non godi del rispetto di un designer vero e proprio.
sai che i galleristi ti tratteranno sempre con sospetto, e preferiranno e stimeranno di più qualche altro artista con meno cervello di te, ma con maggiori possibilità di vendita, e non appoggeranno mai veramente i progetti che tu ritieni importanti per te, dato che non riuscirebbero mai a promuoverli o venderli.
sai che anche quello che farai per i galleristi è un decimo delle tue potenzialità, e anche se ti sforzi di fare qualcosa di vendibile venderai solo qualche pezzo, e non basterà nemmeno a ripagarti del tempo perso.
sai che non hai mai tempo per fare le cose davvero importanti, e ti sembra di perderlo goccia dopo goccia.
sai che cercheranno di sfruttare la tua creatività all'osso, e temi che a un certo punto rimarrai senza idee.
sai che non farai mai i soldi veri, che altri fanno invece con apparente facilità, senza fatica e con quattro cazzate in croce, ma loro sono dei bravi pr, dei bravi venditori e tu non lo sarai mai.
sai che insegnerai ai tuoi studenti quello che puoi, e che certi faranno successo e certi cercheranno di percorrere le tue orme senza risultati, dato che visto che non li hai ottenuti tu ...
sai che con il tuo gruppo musicale farai concerti faticosissimi, alla fine dei quali ti sentirai con le ossa a pezzi, con quattro soldi che ripagheranno solo una parte dei soldi che hai speso per mettere in piedi uno spettacolo decente.
sai che probabilmente la colpa di questo stato di cose è solo tua.
sai che ciònonostante continuerai a fare e rifare gli stessi errori e a continuare a disegnare, suonare, progettare, ma non perchè sei un eroe, ma solo perchè non sei capace di fare di meglio.

sono stanco, cazzo.

sabato 11 febbraio 2012

Hugh Hefner's Dead Meat

Questa serie di ritratti era nata come progetto per la galleria Lipanjepuntin di Trieste. Come capita sovente, l'idea mi era venuta da un materiale.
In questo caso si trattava di un materiale immateriale, ed era il programma Poser.
Il programma Poser è una specie di programma per creare bambole e bambolotti virtuali da vestire con migliaia di accessori diversi, per poi ambientarli ovunque, e si può anche animare il tutto. Una specie di Maya dei poveri, per illustratori che non han voglia di sbattersi più di tanto, ma in fondo si tratta di un programma a basso costo con cui realizzare un bel pò di cose interessanti.
Solitamente questo è un programma per costruire pin-ups digitali, ma io ho pensato che se invece si faceva il contrario poteva essere un bel cortocircuito. Ho inserito dei parametri che simulassero l'invecchiamento per ognuna delle mie modelle immateriali, poi in Photoshop ho infierito con aggiunte ulteriori di rughe, vene varicose, macchie della pelle etc… Il risultato è stato un  calendario di conigliette di Playboy per gerontofili, ma al di là dell'antipatia che ho sempre provato per Hugh Hefner, rappresentante dell'erotismo borghese -americano e salutista come l'Alka Seltzer, volevo che questa sfilata fosse qualcos'altro.



I segni delle ingiurie dell'età si sposano con una specie di racconto epico sulla fine dell'erotismo degli anni '60, ucciso dalla pornografia free on web,  in un presente in cui le mie conigliere marciscono con una sorta di eroica dignità, ma al tempo stesso sono ritratte su foto tessera in cui sono ancora giovani, e da caricature fatte da me quando con la macchina del tempo ero finito nei Playboy's Club, e tra un Martini e l'altro le ritraevo svogliatamente sui sottobicchieri di carta. Le 12  playmate grannies sono state acquistate in blocco dal collezionista americano-svizzero-franco-italiano Johnny Pigozzi, ma qualche anno dopo ho pensato di dare loro una maggiore identità, scrivendo anche le loro storie, e tutto questo è stato pubblicato sotto forma di fumetto su Blue, la rivista di Francesco Coniglio e Laura Scarpa. A rivederle hanno tutti i difetti dei programmi per computer low cost e probabilmente le rifarei molto meglio oggi, ma non si ritorna mai sul passato, soprattutto in questo caso : sono legnose, fredde, impersonali, un pò ingenue… ma in fondo they only want to be loved… again.


martedì 31 gennaio 2012

Arte Fiera Bologna 2012: percorso in 5 fasi.

Fase 1: La speranza
il primo giorno tutti sono sorridenti. E'  la giornata in cui apre la ArteFiera di Bologna, il giorno prima si è allestito. Il periodo è buio, e tutti stanno con gli occhi rivolti al sol dell'avvenir in attesa delle prime impressioni, ma siamo ancor avvolti tutti (artisti, galleristi, addetti del settore, critici), in una calda coperta di positività e ottimismo… Non si sa mai, magari se si ha culo si vince anche al superenalotto.
La mia scultura, in occasione dell'inaugurazione, si fa un tiro di coca.


Il diavolo, come rimarca il mio amico Walter Rovere, si nasconde nei dettagli, ma pochi se ne accorgono, la scultura invece, probabilmente grazie ai colori vivaci, attira l'attenzione, soprattutto tra i bambini, ma questo era ovvio.


Fase 2 : Relax
Oggi in fiera è previsto poco afflusso: sarà per lo sciopero dei mezzi pubblici, sarà per lo sciopero dei treni, sarà perché di venerdì comunque di solito non viene molta gente. Dall'hotel alla fiera me la faccio a piedi con in mano un mazzo di rose rosse finte. Le macchine mi strombazzano, visto che cammino sul ciglio di una superstrada deserta. Le rose mi servono come accessorio per la mia scultura, che oggi avrà un aspetto più funerario, ma allo stesso tempo passionale.


Oggi nessun sorriso tirato, si cerca di passare la giornata un pò stanca, anche se un pò di gente c'è, alla sera ci sarebbe anche qualcosa di interessante in città, ma io che non guido la macchina esco prestino, mi becco un taxi e torno in albergo, mangio in albergo e mi rinchiudo in camera a guardarmi quella vaccata di Captain America, spegnendo completamente il cervello bzzzztssstop!


Fase 3: L'ansia
Al mattino vado a vedere le mostre esterne alla fiera, in centro città, e anche a comprare una cosa che serve come accessorio per la mia opera, arrivo in fiera per ora di pranzo. C'è molta folla: è il pubblico del sabato, quello composto da famiglie, studenti e curiosi. Per fortuna quest'anno la disposizione degli stand evita gli effetti tappo, i visitatori sono comunque in molti e per un bel pò di ore risponderò a domande in serie: no, non è una scultura in plastica, non è neanche una vetroresina, sì, è una ceramica, no, non è stata fatta a Faenza, è stata fatta a Nove, Nove è nel vicentino, sì si può toccare, sì si possono toccare i capezzoli, no, Murakami non c'entra niente, sì sono proprio quel Giacon che disegnava per Frigidaire negli anni'80, mi mantengo bene e la radiolina che il mio feto rosso ferrari tiene tra le braccia non trasmette nulla di importante, l'ho messa io e non un passante e l'ho volutamente sintonizzata sulle onde corte.



Oggi è il giorno dell'ansia: i pochi che hanno venduto gonfiano il petto, quelli che non hanno ancora venduto niente iniziano ad avere la sciolta nella prospettiva di non recuperare nemmeno le spese.
Torno in albergo ad aspettare l'arrivo di Nicoletta, stasera ci sarebbe la Notte Bianca dell'Arte, ma col cazzo che ci vado (la Notte Bianca corta, alle 12.30 tutto chiude e tutti a nanna, a meno che non si voglia finire la serata in qualche orrenda festa danzante organizzata da qualche babbione-babbiona dell'ambiente). Io e Nicoletta abbiamo cena a casa di amici bolognesi, dove mangiamo i tortellini in brodo più buoni del mondo.


Fase 4: La Disperazione
Oggi giornata di festa: e alla mia scultura regalo un bel cactus comprato al mercato del sabato il giorno prima. Non vorrei farmi mancare le battute dei visitatori che così potranno commentare che questa è proprio una scultura del cactus, oppure che è una transcultura, dato che oltre alle tette ha anche il cactus, e così via, che ridere.


In Fiera atmosfera un pò così… Chi ce l'ha fatta a sopravvivere (pochi), lavora con il pilota automatico, chi non ha applicato ancora nessun bollino rosso cerca di passare a pettine i visitatori tirando a indovinare chi può essere un possibile pollo e chi no. Pare inoltre che stia aggirandosi per la fiera un non ben identificato industriale piemontese che acquista opere costose con assegni circolari scoperti (notizia confermata da Art Tribune il giorno dopo). Come in tutte le guerre, c'è chi approfitta della disperazione altrui. Io non so che fare, sto in galleria a osservare che succede, ma poi sembra che sto lì a controllare come lavorano, e magari se non vendono possono pensare che porto pure sfiga. Incontro un pò di amici che non vedo se non in queste occasioni, prometto da spergiuro che ci rivedremo sicuramente prima dell'anno prossimo, e poi prima di vedere la fine di questo micromondo riparto con Nicoletta alla volta di Padova.


Fase 5: La Rassegnazione
Il giorno prima in fiera ho salutato i Bonelli galleristi e tutto il loro staff, la grande ceramica è stata amata e fotografata in continuazione, prima o poi lascerà il suo papà, e qualcuno se la porterà via, ma non in questa occasione. Non so come sia finita la fiera, ma il lunedì è tradizionalmente giorno di sconti, gli avvoltoi (quelli furbi), si sono annotati le gallerie che avevano qualcosa di interessante e che non hanno venduto niente, e li strozzeranno aggiudicandosi opere a prezzi stracciati. Naturalmente ci sarà chi non avrà nemmeno questa chance, e smonterà il circo con rassegnazione, visto che la domenica sera aveva già capito che la Artefiera ce l'aveva ormai tutta nel culo. Adesso si torna alla vita reale e alle grandi domande che non hanno molto di filosofico: questo mese come lo pagherò il mutuo?


domenica 15 gennaio 2012

Il primo concerto degli Spirocheta Pergoli

Padova, Febbraio 1981, Teatro Ruzante.
si tratta del cineclub universitario per eccellenza, da moltissimi anni è una delle roccaforti dell'Autonomia Operaia. che ultimamente sta cercando di darsi un tono più moderno.
Una volta tanto non organizzano un concerto con le Nacchere Rosse o il Canzoniere Operaio di Pomigliano d'Arco, ma tentano un'operazione new vawe.
Il menù è appetibile.
2 anni prima Radio Sherwood (la radio di movimento), ha organizzato un concerto con gli Skiantos, ed è andato benissimo.
Adesso vogliono osare di più.
Cisko, un filmaker ( di movimento) , è appena tornato da New York, dove oltre a farsi di coca boliviana e altro con John Lurie ed essersi preso le piattole è tornato con un sacco di filmati girati da lui di esibizioni live incredibili: James White and the Contortions, Suicide, DNA, Lounge Lizards, Lydia Lunch, Lizzie Mercier Descloux.
Tutte queste meraviglie verranno proiettate per la prima volta, in più sono state cooptate due band da Bologna: Le Camere Pratiche e i Sexy Misa.
Nessuno li conosce, ma se la tirano così tanto che è praticamente impossibile  non siano geniali.
Anch'io me la tiro un casino, con il mio gruppo di art-wave: gli Spirocheta Pergoli.
Nessuno ha ancora sentito una sola nostra canzone, anche perchè non abbiamo ancora inciso nulla.
L'unico mezzo con cui registriamo le nostre prove è un registratore Philips portatile( i ghetto blasters si vedranno l'anno dopo, al momento siamo ad appena una spanna da un registratore Geloso a bobine).
Gli organizzatori sono ottimisti, hanno addirittura intenzione di fare il bis: la serata replicherà il giorno dopo.
Il pubblico è quello delle occasioni da non mancare, ci sono anche gli isolati wavers locali.
Sono venuti per sentire la Lilly, la bassista delle Camere Pratiche.
Un tempo stava a Padova, ma ora vive a Bologna e impressiona tutti con il suo look very london: capelli zebrati, pantacollant leopardati, anfibi, chiodo in pelle e minigonna di pelouche.
I Sexy Misa, il gruppo che apre il concerto, sono altri ceffi raccattati a Bologna, e fanno  revival beat italiano anni '60, con il cantante/chitarrista vestito da sera.
Il pubblico li gradisce, e sul finale canta in coro "co-co-coccinella".
Hanno fatto anche un filmino in 16mm molto professionale, molto.
Noi al confronto siamo veramente degli straccioni, con la nostra pianola similFarfisa recuperata dalla sorella di Enrico ( il tastierista), la chitarra Hofner imitazione Fender e la nostra batteria elettronica autocostruita con un kit da 15.000 lire ( 4 suoni + 5 ritmi combinabili ) .
Siamo impazziti nel tentativo di collegare il mio stereo all'impianto voci, ci serve per le basi pre-registrate, e siccome non funzionava nulla abbiamo passato il pomeriggio da un fetido rivenditore di autoradio . Dopo che ci siamo genuflessi ha fatto una saldatura volante tra un cavo e uno spinotto, che miracolosamente alla fine ha funzionato.
Dopo i Sexy Misa partono i video di Cisko, e cominciano i dolori di panza.
La No-Wave non piace a un pubblico avezzo più a Joe Cocker e ai Led Zeppelin che allo sferragliamento chitarristico di Arto Lindsay.
Partono alti lamenti che si trasformano poi in fischi e ululati.
Dopo mezz'ora di questa cacofonia si accendono le luci sul palco.
Le Camere Pratiche partono bene: batteria squadrata, geometrici giri di basso e chitarra cattiva, ma essenziale.
L'atmosfera viene rovinata dal cantante.
E' fatto come una biscia. Biascica qualcosa nel microfono in inglese maccheronico, ma anche se cantasse in italiano non si capirebbe niente.
L'intento è molto John Lydon+ PIL, ma il risultato è più simile  al lamento di una pecora sgozzata.
Il pubblico insorge, ma viene frenato da un miracolo.
L'impianto salta.
Segue un colorito battibecco tra il tecnico audio e il gruppo, che alla fine saluta tutti sfanculando.
Siamo rimasti noi.
Ho fatto spegnere le luci per creare suspence.
Parte una base con sibili elettronici e frequenze radio, io arrivo portandomi sulla schiena un televisore  acceso (fuori sintonia) e lo piazzo di fronte alla platea.
Dopo 10 minuti di questa sbobba il popolo è alle stelle, c'è chi fischia a due mani, vola roba, ma nel complesso non c'è male.
Si accendono le luci.
Io ho i capelli radi e sforbiciati da solo, un soprabito nero lucido di mio nonno, scarpe All star bianche, e delle spilline autocostruite e autodisegnate in cartoncino.
Più che punk sembro uscito da una casa di cura, impressione sottolineata da Enrico alle tastiere (indossa un imbarazzante pullover a rombi, fatto all'uncinetto) e Mineo alla chitarra, con dei boccoloni in testa che lo fanno somigliare  a uno degli angioletti di Fiorucci.
Parte la chitarra, la tastiera e la batteria elettronica .
I suoni sono stridenti, la tastiera clamorosamente fuori tempo, ma la cosa peggiore è la mia voce: stridente e antipatica, sembra quella di un bambino cattivo ed evirato.
Il pubblico è interdetto, poi cominciano tutti a ridere.
Andranno avanti a ridere fino alla fine del concerto.
la serata si è trasformata in puro avanspettacolo, con botta e risposta tra me e il pubblico, birre che volano e pernacchie. Mancano solo i gatti morti, ma alla fine ci applaudono per il fegato dimostrato.
Siamo vivi.
A Padova quel concerto lo ricordano ancora. 

se volete sentire cosa facevamo andate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=mGPPpTqB1m4

se invece volete vedere un fumettino che parla di quei tempi andati, eccolo qua, è stato pubblicato qualche anno fa su XL