lunedì 1 agosto 2011

Made in Korea: seconda Parte


GIORNO 2- Mi sveglio presto con una fame da lupi, cosa abbastanza anomala, dato che di solito ho lo stomaco bloccato fino alle 11, e di primo mattino riesco a ingerire solo alimenti liquidi, ma è la bellezza del jet lag, e anche della colazione internazionale gratis. Chissà quanta roba! Il mio stomaco fa le capriole e uggiola di felicità. Entro nella sala al piano terra, tutti gentilissimi. Malauguratamente becco la conversazione di un paio di americani a un tavolo: "com'è?" "boh, tanto se ci metti sopra la salsa piccante coreana, anche la merda di cane ha lo stesso sapore!" Nonononono, non dovevo sentire questo proprio ora. La cucina coreana a me piace! Non sono mica il classico occidentale che vuole gli spaghetti e gli hamburger e le patate fritte e la pizza ad ogni latitudine (a parte che ormai li trovi anche al Polo Nord). Comunque ormai ho ricevuto l'imprinting mattutino, e mi dirigo su alcune cose sicure: succo di pomodoro, succo di kiwi, caffè lungo, torta di mele, patate, sushi, bistecca "all'australiana" (?), formaggi francesi, salsiccette, uova. Evito delle pietanze coreane apparentemente buonissime, ma che contengono quote di aglio e cipolla inadatte alla vita sociale, soprattutto stamattina, giorno d'apertura del Sicaf con cerimonia.
Faccio il pieno e sono pronto ad affrontare la giornata. 


Nella vasta hall dell'albergo, dove architettonicamente ho già notato quanto niente c'entri con niente, mi attende la mia accompagnatrice di ieri, Su-jin-lee, a cui sono stato affidato. E' molto dispiaciuta, perché a quanto pare non hanno trovato una traduttrice dall' italiano al coreano per me per la mia conferenza del giorno dopo, e mi dovrò adattare a parlare in inglese.
Il mio inglese sarà all'altezza? Non dovendo esprimere concetti particolarmente complessi temo di sì. 
Arriviamo alla convention, che sta al quinto piano di un'enorme edificio a 70 metri dall'albergo. All'ingresso troviamo un'altra collega di Su che avevo visto all'aeroporto, ci salutiamo e delle hostess mi scortano al palco dove avverrà la cerimonia di presentazione del festival. Mi pregano di non muovermi, e mi danno un ricevitore e un auricolare per la traduzione (in inglese).
Questo auricolare e la traduzione si riveleranno assolutamente inutili, dato che, stando di fronte a delle casse a un volume che mi potrebbe far partire le otturazioni, riesco a cogliere dall'auricolare solo un leggero brusio pur spingendolo a forza nell'orecchio e tappandomi l'altro. 
Cominciano le presentazioni degli ospiti e del programma. Io spero di non essere chiamato a dire nulla. Mi sento un pò fuori posto con le mie scarpe da ginnastica, il mio cappellino e la camicia hawaiana. Qui sono tutti molto formali, gli uomini vestiti in completo grigio e le donne in tailleur. Se non fosse che davanti a me c'è la mascotte del festival potrebbe essere l'apertura di una convention dentistica. 



Dopo mezzora di blabla di cui non capisco assolutamente niente e in cui per fortuna si sono dimenticati di me, arriva il momento clou.
Avevo già notato la presenza di un gruppo di belle teen-ager sedute vicino a me, che a quel punto saltano sul palco e cominciano a cantare e ballare, con effetto un pò Spice Girl, ma in realtà molto, molto JPop style. I due brani non sono nemmeno male, riesco anche a filmarne uno per intero, anche se l'audio viene fuori irrimediabilmente distorto. Lo potete vedere qui. 
Mi spiegheranno poi che si tratta di un gruppo piuttosto famoso, non il più famoso della Corea, ma con un certo livello di popolarità. A me dopo la cerimonia di apertura dentistica sembra una boccata di aria fresca, e mi godo tutto, mossette, minigonne e tubi sparafumo ad altezza sedere. 
Dopo di loro sale sul palco un duo melodico maschile. Partono con melodia e ritmo degno degli Spandau Ballett del periodo d'oro, e noto che l'unica cosa eseguita del vivo, ovvero le voci dei due cantanti, è trattata e pompata con almeno una decina di effetti diversi. Il loro secondo brano è la sigla di una soap coreana, (sullo schermo scorrono le immagini relative al serial), mi sembra la storia di una famiglia di industriali, con varie corna e problemi di successione e vendette economiche. Insomma, una lagna comprensibilissima anche per chi non conosce il coreano.
Dopo gli scroscianti applausi il duo annuncia che non può lasciare gli spettatori con un brano così triste, e partono con un'altra pippa e gorgheggi degni della migliore sceneggiata partenopea. Io mi sto divertendo, ma dopo l'ultimo brano la cerimonia si chiude così, e tutti quanti si va a magna'.
Prendiamo l'ascensore e andiamo diversi piani sotto, fino a raggiungere un mall sotterraneo avente la superficie quadrata di Cinisello Balsamo. Negozi, negozi, negozi a perdita d'occhio. Arriviamo velocemente a un ristorante. Gli ospiti del festival vengono fatti sedere, mentre gli accompagnatori aspetteranno fuori il termine del pranzo. Io mi siedo insieme a tre italiane, che sono lì per la presentazione di un loro corto, più tardi scoprirò che si tratta di tre studentesse del centro cinematografico di Torino, che sono state selezionate con conseguente pagamento del viaggio e della permanenza a Seoul. Però, bel colpo. 
Ci mettiamo un pò a capire che il ristorante è un self service del genere "all you can eat". Noi siamo stati un pò tardi di comprendonio, ma un coreano che è al nostro tavolo no, dato che in poco più di 30 minuti riuscirà a riempirsi il piatto ben 10 volte… e ho il sospetto che fosse pure un imbucato. Per niente stupidi questi coreani. Io comincio il giro: la scelta è vastissima, io provo un pò di tutto, un paio di zuppe (una piccante e una agrodolce), dei polipi fritti, del riso fritto, del pollo al pepe nero, degli spaghetti piccanti, dei dolcetti. Provo anche una bibita rossa allo zenzero che ha il potere di rendere poco piacevole al palato qualsiasi cosa ci si mangi insieme. Le tre ragazze, giovani ma già molto furbe sono riuscite invece a procurarsi delle birre, e stanno facendo i loro programmi turistici: la Seoul Tower, il grande parco e un paio di altre cose. E' sottinteso che col cazzo han voglia di vedersi il festival, e dal momento che non hanno esteso a me l'invito di condividere con loro la scoperta di Seoul, le lascio alle loro avventure. Non le rivedrò mai più.
Io invece sono curioso di vedermi la convention, dal momento che sono lì… E poi dopotutto sono qui proprio per questo. Su-jin vuole accompagnarmi. Mi seguirà come un ombra mentre guardo le mostre, mentre guardo i banchi degli editori, i banchi della cartoleria, la mostra di Gundam, la mostra di origami, i bambini a cui viene insegnato come si fanno le intercalazioni per i cartoni animati (lì mi è corso un brivido sulla schiena), le frontiere della tv 3d senza occhialini, i baracchini degli hot dog, le mie stringhe delle scarpe… A un certo punto mi volto verso Su-jiun e le dico, "Da questo momento in poi sei libera! Capisci? Puoi tornare a casa e fare quello che vuoi". Lei mi guarda e sembra sul procinto di mettersi a piangere "Davvero? Ma io sono qui per portarti dove vuoi!". Probabilmente sì, ma non voglio metterla alla prova chiedendole di portarmi sulla Seoul Tower. A me piace girare per le grandi città da solo, magari perdendomici, e se c'è una cosa che mi imbarazza è andare a zonzo con una persona che mi guarda a un metro di distanza. Le dico che sono stanco e che vado all'albergo, ma che prima riguarderò con attenzione tutte le mostre (figuriamoci! Con un mall gigantesco tutto da esplorare). Lei mi chiede se sarò in grado di tornare in albergo da solo. Io le dico che visto che è a 70 metri di distanza ed è un grattacielo di 30 piani dovrei farcela. Appare poco convinta, ma alla fine riesco a salutarla, e a darle appuntamento per il pomeriggio del giorno dopo, quando dovrò fare la conferenza.
Faccio un altro giro della convention.






 C'è da dire che rispetto a Lucca Comics, Il Comicon o San Diego questa è una fiera molto più ridotta, dopotutto privilegia le proiezioni dei filmati rispetto ai fumetti. In una mezz'oretta mi rivedo tutto quello che mi interessa e mi appunto due o tre cose da comprare. Registro la clamorosa penuria di cosplayers. Certo è il primo giorno, ma in Italia ce ne sarebbero già centinaia, qui invece saranno due o tre decine, un'altra cosa da sottolineare a quei fanatici di italiani che leggono più fumetti asiatici degli stessi asiatici. 
Il mall sotterraneo è davvero grande, non riesco a valutarne l'estensione, posso solo dire che ingloba un multiplex cinematografico con un numero incalcolabile di sale, una libreria super, quintali di ristoranti, negozi di regalini inutili…. Ovunque marchi stranieri … Apple, Mac Donald, Burger King, Starbuck, Armani, Gucci, Converse, Nike etc….  Caffetterie e ristoranti italiani con interpretazioni a casaccio della nostra cucina: gli spaghetti trasformati in una specie di zuppone coreano al sugo, le bruschette con il kebab e i gamberoni sopra, il tiramisù da bere e così via…Chissà come sono? 


Le ore passano qui dentro, a un certo punto sento l'esigenza di uscire, salgo con le scale mobili e mi trovo effettivamente a pochi metri dall'albergo. Devo rientrare, il jet lag mi sta salendo e rischio di addormentarmi in piedi. Sull'ascensore un americano mi dice "bella maglietta e grande band", ho su la maglietta dei DEVO. Vorrei abbracciarlo.
Perdo i sensi sul letto e mi sveglio che è già sera tardi, ancora le 22… Cazzzbrrrrr! Mi sono svegliato perché in camera si gela per l'aria condizionata.
Naturalmente non ho fame:  ho mangiato tra mattina e mezzogiorno l'equivalente del fritto che dovrei mangiare in un mese. 
Mi attacco a internet, su facebook il giorno prima avevo postato la notizia del mio viaggio in Corea, e anche qualche foto. Trovo il messaggio di Jon-Sik, un mio ex studente coreano dello IED di Milano . Sapevo che stava a Seoul, ma non avevo fatto in tempo a scrivergli. Mi dice che lavora come interprete proprio nel palazzone davanti al mio albergo, e che domani mattina è libero dalle 10 in poi . Sono salvo!
Ci diamo un appuntamento, poi mi preparo il discorso in inglese per la conferenza del giorno dopo.  MI riaddormento guardando un programma buffo coreano condotto da due ciccioni sulle diete, stanno discutendo due diete rivoluzionarie: una a base di hamburger e un'altra fondata su una serie di movimenti ginnici da eseguire mentre si fa il tifo per le squadre di baseball….. ZZZZZZZ 

fine della seconda parte

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