mercoledì 7 agosto 2013

Spirocheta Pergoli: Romero's Living Dead

In questi giorni mi è arrivato un cd. E' una compilation della Strut records, bella etichetta tedesca, che recupera un bel po' di band degli anni '80, alcune semi-dimenticate, per una antologia storica. Fa una certa impressione, anche ad ascoltarla, per esempio 3 quarti delle band hanno lo stesso suono di batteria (haha). Della mia vecchia Band , gli Spirocheta Pergoli, è stato scelto un brano anomalo, dove non canto (o forse è stato scelto forse per quello), uno strumentale.
Quella che segue è anche una piccola intervista, che compare nel booklet allegato al cd, con la storia di tutte le varie band e della genesi dei vari brani musicali, l'intervista è di Andrea Pomini .
Ringrazio lui, ma soprattutto Alessio Natalizia per aver curato in maniera così certosina l'antologia, (fa un certo effetto), e ringrazio naturalmente Alberto Mineo e Fabio Beltrame che contribuirono materialmente al brano, ed Enrico Friso, il tastierista del gruppo, che il giorno dell'incisione chissà dov'era, ma senza il quale non avremmo avuto le caratteristiche tastierine sghembe che compaiono in tutto il resto della nostra produzione.


- mi fai una breve storia degli Spirocheta Pergoli? mi interessa soprattutto la "visione" dietro la formazione del gruppo, le motivazioni che ve li hanno fatti formare, il genere di cose che volevate fare e che vi hanno portato a suonare insieme, i riferimenti (non solo musicali) italiani e stranieri che avevate...
Io facevo già fumetti. Non pubblicavo ancora per le riviste, ma a 18 anni avevo già un cospicuo curriculum di partecipazioni a fanzines, autoproduzioni e altro, mi inventavo nomi di band assurde insieme a storie che avevano a che fare con la musica dell'epoca, e a un certo punto in piena ondata punk (era il 1979), ho pensato che tutto sommato non ci voleva molto a mettere su un gruppo. Mi piacevano molto i Devo, ma successivamente anche i Residents, i Tuxedomoon, tutta la scena punk di S. Francisco. Mi sembrava "la musica delle possibilità", in più avevo assorbito a 16-17 anni tutto il primo Eno, quello canzonettaro, (mi piaceva molto il suo modo originale di avvicinarsi alla forma canzone). Mi piaceva pure il fatto che all'interno di band mitiche come i Suicide, Contortions e Pop Group operassero dei musicisti che non sapevano palesemente suonare, riuscendo comunque a ricavare musica di qualità. Contemporaneamente veneravo magnifici perdenti come Jannacci, Ciampi, i Balordi, mi piacevano le musiche di Carosello e dello Zecchino d'Oro, e ci tenevo molto al fatto che al nostro progetto venisse data un impronta moderna ma non troppo esterofila. Dopotutto la musica per rumori l'avevamo inventata noi italiani con Russolo, e il mio modo di disegnare si avvicinava a Depero, quindi in qualche modo tutto quadrò. Insieme a due miei coetanei, Alberto Mineo alla chitarra ed Enrico Friso alla tastiera (un'imitazione Farfisa che aveva rubato alla sorella più piccola), passavamo interi pomeriggi a manipolare nastri e a sovraincidere su vecchi registratori a bobine, scoprendo come si potevano "suonare" vecchie radio o vecchi stereo e come re-inventarci delle canzoncine cattive. In genere i nostri concerti erano un disastro, noi sembravamo un gruppo abbastanza precario, praticamente i nostri strumenti erano tenuti insieme con il nastro adesivo.



- il vostro brano nella compilation è "Romero's Living Dead". mi parli del pezzo? come è nato, di cosa parla, aneddoti riguardanti la sua scrittura e/o registrazione, etc.
Ogni tanto andavamo in una sala di registrazione che un contadino con il pallino della musica si era costruito in un paese desolato, stava in mezzo al bosco, e sembrava uno hobbit barbuto, Lui si divertiva un mondo con noi, ci faceva provare i suoi strumenti a percussione autocostruiti e usare il suo 8 tracce a bobine. Durante una di queste sessioni è nata la sezione ritmica del pezzo, naturalmente abbastanza tribale, in un secondo tempo abbiamo aggiunto la chitarra. Era una Hofner degli anni '50, un' imitazione Fender, ma in aggiunta era piena di tasti dalle funzioni a noi sconosciute. Quando veniva accoppiata a un distorsore riusciva a produrre una sorta di miagolio che non aveva uguali. Per finire io ho aggiunto due cose: registravo sempre un sacco di frammenti sonori dall'audio del televisore, e scelsi un pezzo con una donna che urlava, preso da uno dei tanti telefilm di ambientazione medica, per la precisione era una donna a cui avevano diagnosticato un tumore al cervello (nella fiction, ovvio). Le ultime spezie usate come condimento del brano furono delle frequenze casuali, perché collegando in maniera non canonica l'amplificatore del mio stereo a un registratore avevo scoperto che si producevano delle frequenze simili a un synth, ma meno controllabili, che si potevano modulare attraverso una delle manopole dei volumi. Il risultato fu questo pezzo, che pubblicammo su una cassetta Trax, etichetta-gruppo artistico di Vittore Baroni e Piermario Ciani, con cui partecipai ad anni di malefatte. Il brano era molto cupo e ovattato, sembrava registrato all'interno del tubo digerente, e nonostante le nuove e meravigliose tecnologie di missaggio e filtraggio non sono riuscito a migliorarlo nemmeno un po'. E' una marcia, è un omaggio agli zombie di Romero, me li vedevo avanzare inesorabilmente al suono di questa specie di musica. 



- cosa ricordi di quegli anni in italia, della sperimentazione musicale che voi e altri affrontavate? come era la reazione del pubblico, ad esempio?
Il pubblico era sempre abbastanza sotto shock, perché noi ci presentavamo come persone timide, molto gentili e miti, poi sul palco facevamo sanguinare le orecchie degli spettatori. L'effetto era sempre molto acido. Partendo dalla musica e arrivando alla mia vocetta impertinente e acuta non c'era molto spazio per farci benvolere, ma i pochi che amavano la nostra musica erano davvero entusiasti, anche se devo dire che in genere si trattava di persone con grossi problemi, non solo familiari, ma anche mentali, e non è una battuta.




- e del clima sociale e politico, cosa ricordate? 
Gli Spirocheta Pergoli erano un gruppo schierato in qualche maniera?
Padova in quel periodo era una città molto particolare, estremamente politicizzata. All'Università insegnava Toni Negri, e la città dagli anni '70 aveva vissuto una lotta di quartiere tra estremisti fascisti e l'Autonomia Operaia. Ciò produceva una tensione continua, ma anche un dibattito politico molto sentito dalle persone della mia generazione. I creativi come me spesso facevano la figura dei fessi, e riuscivo a prendere le botte un po' da tutti: dai fascisti, dalla polizia durante le manifestazioni e rischiavo di prenderle pure dai militanti di Autonomia Operaia per la mia autonomia intellettuale che evidentemente a lor detta non aveva molto di operaio, ma era anarcoide e basta. Radio Sherwood era la radio del Movimento, e accortasi che a forza di jazz e di gruppi folk nel 1980 rischiava di perdere il tram, decise di fare una specie di festival punk-new-wave. Chiamarono anche noi, e quello fu il nostro primo concerto, e chi era al Teatro Ruzante quella sera si ricorda di noi ancora nei suoi incubi, o nei suoi sogni migliori, questione di punti di vista.

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4 commenti:

  1. Proprio così!!! E l'asse da stiro?

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  2. Negli anni '80 ero troppo giovane. Peccato.
    Ma sto rimediando adesso :)
    Come faccio a procurarmi questa?

    http://thethingonthedoorstep.be/blog/2008/05/various-horrorbox/

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  3. prova a scrivere a Vittore Baroni, lo contatti su Facebook o con la sua mail.
    vittorebaroni@alice.it

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